Ciao sono italiamedievale
Vedi il mio profilo


Febbraio 2010

DLMMGVS
1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28

Tag

Ultimi commenti

Nuovi post

Diffondi i contenuti

Aggiungi al mio Dada

Aggiungi al mio Dada

Condividi i contenuti

De.licio.us

Torna a splendere “Camera del Podestà” di S. Gimignano

di italiamedievale (02/02/2010 - 06:19)

Al via a San Gimignano (Siena) i restauri delle famose pitture trecentesche della “Camera del Podestà”, situata all’interno della suggestiva Torre Grossa del Palazzo Comunale. Si tratta del celebre ciclo di affreschi a carattere profano e moraleggiante sul tema dell’amore, realizzato tra il 1305 e il 1311 da Memmo di Filippuccio. La sala fa parte del percorso museale della Pinacoteca e dei Musei Civici di San Gimignano. Il cantiere di restauro, che sarà attivo fino a primavera inoltrata, sarà visibile al pubblico e permetterà al visitatore di seguire le diverse fasi di avanzamento dei lavori. L’intervento, fortemente voluto dalla soprintendenza per i Beni Storici e Artistici di Siena e Grosseto, dal Comune di San Gimignano e dalla Fondazione Musei Senesi, è realizzato grazie al sostegno della Fondazione Monte dei Paschi di Siena e costituisce un’importante occasione non solo per la maggiore conoscenza del ciclo pittorico trecentesco, ma anche per una sistemazione complessiva della “Camera del Podestà”.
Gli affreschi furono riscoperti al di sotto di vari strati di imbiancatura durante gli anni Venti del Novecento e furono allora oggetto di un primo intervento di restauro; negli anni Settanta seguì una ulteriore campagna che ne ha garantito la conservazione fino ai nostri giorni. L’intervento di oggi, volto a risolvere definitivamente i danneggiamenti dovuti a varie cause di degrado che offuscano i magnifici colori di un tempo, sarà attuato dall’impresa Arc Conservazione e Restauro di Giuseppe e Massimo Gavazzi, aggiudicataria della gara indetta dalla Fondazione Musei Senesi sotto l’egida della soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici per le Province di Siena e Grosseto. Il restauro interessa una delle più pregevoli e inconsuete testimonianze della pittura senese del primo Trecento. La narrazione si articola secondo due filoni principali: da una parte sono rappresentati episodi amorosi dagli esiti infausti, nelle quali sono riconoscibili alcuni personaggi quali il filosofo Aristotele, follemente innamorato della cortigiana Fillide, e probabilmente i danteschi Paolo e Francesca, colti nella lettura del libro galeotto. Dall’altra, in contrapposizione, sono raffigurate alcune scene matrimoniali nelle quali l’amore, privato del suo aspetto terreno e teso alla verità spirituale, ha condotto a conseguenze positive ed a una vita serena: ne è un esempio la nota immagine degli sposi coricati in un ambiente domestico tipicamente medievale. Queste storie dovevano dunque suonare come un monito alla priorità dei compiti istituzionali rispetto alla seduzione dei sensi.
Il singolare stile del pittore, identificato dal noto studioso Roberto Longhi col senese Memmo di Filippuccio, aveva stimolato la curiosità degli studiosi fin dalla scoperta degli affreschi. Memmo, probabilmente formatosi nel cantiere pittorico della basilica superiore di Assisi, presso la quale era attivo anche Giotto, fra il 1303 e il 1317 ricoprì a San Gimignano il ruolo di pittore civico. A lui veniva infatti commissionata la decorazione dei gonfaloni e delle cassette per le elezioni, ma anche la realizzazione di affreschi per i vari edifici sacri e civili della città. Si inaugurava così quella sorta di monopolio familiare che, successivamente, vedrà protagonisti della scena artistica sangimignanese proprio i figli di Memmo, Lippo e Tederigo: a loro si deve il “Ciclo del Nuovo Testamento” nella Collegiata di Santa Maria Assunta, tradizionalmente attribuito all’ipotetico pittore Barna da Siena, e la grande “Maestà” della sala del Consiglio del Palazzo Comunale, esemplata sul modello senese forse anche grazie all’influenza del genero di Memmo, il celebre Simone Martini.

I Preraffaelliti e il sogno del '400 Italiano

di italiamedievale (29/12/2009 - 07:26)


Il progetto di mostra dedicato a I Preraffaelliti e il sogno italiano. Da Beato Angelico a Perugino, da Rossetti a Burne-Jones curato da Colin Harrison, Christopher Newall, Claudio Spadoni e promosso dal Comune di Ravenna, dall’Assessorato alla Cultura, dal Museo d’Arte della città e dal Ashmolean Museum di Oxford con il generoso sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, in programma nelle sale del Mar dal  
28 febbraio al 6 giugno 2010, e dal 15 settembre - 5 dicembre 2010 presso l'Ashmolean Museum di Oxford, intende indagare il ruolo artistico e culturale dell'Italia per quel movimento chiamato "Preraffaellismo". Nato in Inghilterra nella seconda metà del XIX secolo si impose come risposta all'accademismo ufficiale, per il recupero di un'arte spontanea e ispirata alla natura, identificata con l'arte dei pittori del passato prima di Raffaello, come indica il nome.
La brillantezza dei colori, l'attenzione ai particolari naturali, l'estrema semplicità e l'intensità dell’espressione furono elementi della pittura medievale che affascinarono quel gruppo di giovani artisti inglesi capitanati da William Holman Hunt. L’Italia con la sua arte, il suo paesaggio, la sua letteratura e la sua storia, fu il punto centrale della loro ispirazione: essi cercarono di guidare la riforma della pittura inglese in direzione di soggetti emotivamente sinceri e personali, rifiutando immagini convenzionali legate ad un metodo accademico. Tra i membri fondatori della Confraternita ci fu Dante Gabriel Rossetti: figlio di un esule italiano, trovò una delle sue principali fonti di ispirazione negli scritti di Dante, e realizzò una magnifica serie di acquerelli e dipinti ad illustrare alcuni episodi chiave della Divina Commedia. Anche Burne-Jones realizzò opere tratte da soggetti legati alla letteratura italiana. Se inizialmente l’arte dei Preraffaelliti fu ispirata all’esempio dell’arte italiana, con riferimento al periodo medievale e pre-rinascimentale, a partire dagli ultimi anni del 1850 l'attenzione si volse anche ai dipinti del sedicesimo secolo e in particolare a quelli veneziani. Dipinti come  Dolce Far Niente di Hunt,  sono inimmaginabili senza l’esempio del Manierismo, mentre Monna Vanna  di Rossetti è disegnata sull’idioma dei dipinti veneziani a sfondo erotico. Alla fine il Preraffaellitismo mutò in quello che è comunemente chiamato Movimento Estetico: gli scritti di critici come Algernon Swinburne e Walter Pater sul Rinascimento italiano furono un riferimento per i pittori inglesi in cerca di liberare il loro lavoro da prosaici argomenti narrativi. John Ruskin supportò criticamente il gruppo preraffaellita e fu l'ispiratore di un gruppo di artisti che in quel periodo visitò l’Italia con l'intento di studiare attentamente la natura e di documentare l’architettura e le opere d’arte a beneficio del pubblico inglese che mai avrebbe avuto la possibilità di visitare quei luoghi. Un certo numero di pittori e disegnatori lavorarono direttamente per Ruskin, per documentare edifici e dipinti che lo studioso credeva in pericolo o per restauri incauti o per l'incuria del tempo. Tra questi c’erano G.P. Boyce, J.W. Inchbold e J. Brett, poi J.W. Bunney, F. Randal e A. Burgess, che realizzarono disegni per gli studenti di Oxford. La mostra seguirà dunque questi due temi principali: l’interesse da parte dei Preraffaelliti per la letteratura e l'arte italiane, con l'esposizione di importanti capolavori di Beato Angelico, Perugino e altri, e la loro rappresentazione del paesaggio italiano. Il culmine dell’interesse dei Preraffaelliti in Italia si può vedere nei mosaici  della Chiesa americana di Roma, San Paolo dentro le mura, realizzati da Burne-Jones alla fine degli anni 1880. La mostra includerà cartoni e disegni preparatori per questo progetto, visti raramente in pubblico. Saranno anche rappresentati lavori di Scuola Etrusca di pittori che seguirono e furono ispirati dal pittore e patriota italiano Giovanni Costa. Artisti che credevano nel diritto all’indipendenza dell’Italia e che espressero la loro ammirazione per il nostro paese con >commoventi e panoramiche vedute paesaggistiche. La mostra gode dei patrocini dell’Ambasciata Britannica, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Emilia-Romagna e della  Provincia di Ravenna.

MAR Museo d'arte della città di Ravenna

Via di Roma 13
48100 Ravenna (RA)

Telefono + 39 0544.48.24

fax + 39 0544.48.2

info 0544 482042

sito web www.museocitta.ra.it

indirizzo emaili nfo@museocitta.ra.it

Lo stile degli Zar. Arte e moda tra Italia e Russia dal XIV al XVIII secolo

di italiamedievale (11/12/2009 - 16:40)


Lo stile degli Zar. Arte e Moda tra Italia e Russia dal XIV al XVIII secolo

La mostra Lo stile dello Zar. Arte e Moda tra Italia e Russia dal XIV al XVIII secolo riunisce nella sede del Museo del Tessuto di Prato più di 130 opere tra dipinti, abiti e tessuti, provenienti dai più prestigiosi musei russi - Museo Ermitage e Museo Statale Russo di San Pietroburgo, Museo del Cremlino di Mosca - oltre che da numerose istituzioni italiane, come i musei del Polo Museale Fiorentino.
La mostra illustra la nascita e lo sviluppo dei rapporti culturali, delle relazioni commerciali e diplomatiche tra l’Italia e l’antica Moscovia, attraverso il canale privilegiato del commercio delle stoffe italiane e delle merci di lusso.
La prima parte offre una panoramica sullo sviluppo delle produzioni seriche italiane dal tardo Trecento fino al Cinquecento, con l’esposizione di capolavori tessili e dipinti di grande prestigio, che testimoniano l’importanza di questi tessuti nel contesto sociale e culturale dell’epoca.
Il nucleo centrale è dedicato ai rapporti tra l’Italia e la Russia in un’epoca che va dal XIV secolo, momento in cui sono testimoniati i primi rapporti tra mercanti europei e le città portuali del Mar Nero, fino al momento della grande apertura dell’Impero Russo agli stili di vita occidentali avvenuta per volontà di Pietro il Grande all’inizio del XVIII secolo. Il lento declino della produzione serica italiana nella prima metà del Settecento non arresta l’interesse per l’arte italiana e in territorio russo iniziano ad affluire, grazie al collezionismo, importanti capolavori confluiti poi nel patrimonio dei più prestigiosi musei russi.
La mostra si conclude con l’eccezionale esposizione della pala della Circoncisione, realizzata dal Cigoli per la chiesa di San Francesco a Prato e passata, nell’Ottocento, alle collezioni dell’Ermitage.

Sezione 1
La parte iniziale della mostra presenta capolavori della pittura e dell’arte tessile italiana a partire dalla seconda metà del XIV secolo fino al Rinascimento maturo. Tramite il confronto tra queste due forme d’arte vengono tracciate le evoluzioni tecniche e decorative delle stoffe e degli abiti, il loro uso e valore nel contesto sociale e culturale di appartenenza.
Inaugura la sezione un paliotto della Galleria dell’Accademia, opera del 1336 del ricamatore Jacopo Cambi. Sono poi testimoniate le principali manifatture tessili italiane del XIV secolo, in particolare Lucca e Venezia e i loro rapporti commerciali con il Mediterraneo e il Vicino Oriente.
Nel primo Rinascimento Firenze sostituisce Lucca nel primato italiano per la produzione di stoffe in seta. Le tecniche di tessitura si fanno più complesse, permettendo la realizzazione di lampassi e velluti operati, arricchiti da effetti di broccatura. Questi velluti a fondo rosso con disegno in oro e argento diventano un bene di assoluto prestigio riservato all’abbigliamento di corte e alla Chiesa. Sono le tipologie tessili che si ritrovano in opere pittoriche straordinarie quali i dipinti di Giovani Martiri di Girolamo da Santacroce e nella Magnanimità di Scipione di Bernardino Fungai.
Il dialogo tra pittura e arte tessile avviene anche nel senso opposto. Nel tardo Quattrocento alcuni tessuti figurati riportano soggetti opera di grandi autori fiorentini, come nel paliotto commissionato da Sisto IV della Rovere, su disegni della bottega di Antonio del Pollaiolo.
Nel Cinquecento le manifatture tessili italiane aumentano ancora il loro prestigio. Il cambiamento generale del gusto porta a modifiche anche del disegno tessile e si assiste alla diffusione del modulo a griglia di maglie con elementi decorativi al centro. Per i tessuti di abbigliamento, damaschi e broccatelli si impongono in alternativa ai più prestigiosi velluti e lampassi. I tessuti più ricchi continuano ad essere richiesti dalla Chiesa che utilizza questi beni per affermare autorità e prestigio.

Sezione 2
La seconda sezione della mostra approfondisce il legame tra l’Italia e l’antica Moscovia.
I primi rapporti di natura commerciale risalgono al XV secolo e passano attraverso due importanti porti presidiati da mercanti genovesi e veneziani: Caffa e Tana, la prima situata sul Mar Nero, la seconda sulle coste del Mar d’Azov. Dagli scavi archeologici di questi antichi centri provengono alcuni interessanti reperti esposti in mostra: frammenti di sete operate, lingotti d’argento e monete genovesi battute a Caffa per questo specifico mercato. Transitano da questi centri pellicce di zibellino, ermellino, volpe e sete operate che entrano a far parte dell’abbigliamento della potente classe mercantile italiana e della nobiltà moscovita.
Alla fine del XV secolo, con il Gran Principe Ivan III, la corte russa assume un ruolo sempre più egemone rispetto al resto del territorio e comincia ad organizzarsi secondo un protocollo ufficiale. I crescenti rapporti tra lo zar e gli ambasciatori delle corti europee sono testimoniati da numerose relazioni, tra cui quella di S. Herberstein (1549), diplomatico e consigliere dell’Imperatore Massimiliano I. Contemporaneamente cresce la presenza di tessuti italiani nel guardaroba dello zar ad uso della corte e della Chiesa Ortodossa. Le vesti religiose in particolare presentano moduli di medio e grande formato, impreziositi da un grande quantitativo di filato d’oro e d’argento. Lo splendore dei tessuti italiani per la corte russa si confronta con i paramenti liturgici destinati alla chiesa cattolica, confezionati con tipologie simili.
I rapporti diplomatici tra Italia e Russia conoscono un significativo sviluppo nel corso del Seicento. Nel Granducato mediceo non solo giungono lettere diplomatiche come quella di Boris Gudonov che segna l’inizio del libero commercio con la Russia , ma anche delegazioni organizzate. La prima ambasceria, nel 1656, è quella guidata da Ivan Ivanovič Čemodanov, la cui fedele e vivace cronaca è conservata tra le carte dell’Archivio di Stato di Firenze.

Sezione 3
La terza sezione della mostra affronta, attraverso l’analisi dei cambiamenti nell’abbigliamento delle classi nobiliari e mercantili, le interessanti e molteplici influenze culturali tra l’Italia e la Moscovia , conseguenze dei rapporti commerciali e diplomatici instaurati tra il XIV e il XVII secolo.
L’abbigliamento “esotico” del Centro Europa e del Vicino Oriente attrae la nobiltà europea che ne recepisce alcune fogge riadattandole per un utilizzo privato. Uno dei capi più significativi a questo proposito è la “zimarra”, derivata da modelli turchi. La ricchezza e l’opulenza di questa veste è testimoniata in numerosi dipinti del primo Cinquecento, come nel Ritratto di giovane donna di Tiziano. Di derivazione orientale è anche l’introduzione in gran quantità nel guardaroba europeo della pelliccia.
In ambito russo la fogge degli abiti si mantengono inalterate e fortemente tradizionali fino al XVII secolo, a simboleggiare il potere eterno e immutabile del sovrano. Le influenze del gusto italiano si inseriscono quindi sul piano dei beni di lusso (in particolare sete operate), come ulteriore espressione del potere e dell’autorità assoluta dello zar. I racconti dei viaggiatori stranieri descrivono tessuti impreziositi da quantità d’oro e d’argento inusuali nelle manifatture europee, tanto da far supporre l’esistenza di una produzione specifica per questo mercato.
Sul finire del XVII secolo, con la salita al trono di Pietro I, inizia l’apertura del regno e della corte moscovita al gusto europeo. Questa trasformazione è ben testimoniata nel guardaroba di Pietro, oggi conservato presso il Museo Ermitage. Nel corso del suo regno, Pietro mantiene rapporti d’amicizia con il Granducato fiorentino, come testimonia lo scambio di documenti e donativi con Cosimo III.
Nel corso del XVIII secolo il definitivo passaggio allo stile europeo coincide con l’affermazione dello stile francese, che viene presa a modello dalla corte moscovita tanto nell’arte, quanto nell’abbigliamento e nella produzione tessile.

Sezione 4

L’ultima sezione della mostra vuole essere uno sguardo allo sviluppo dei rapporti culturali tra l’Italia e la Russia a partire dal Settecento.
In questo periodo la passione della corte russa per il gusto italiano si trasforma in una ricerca colta e documentata verso tutte le opere che nelle diverse forme artistiche rappresentano l’eccellenza dello stile italiano. Questo “collezionismo di stato” è all’origine delle attuali raccolte del Museo Ermitage. Il solo Dipartimento dei Tessili dell’Europa Occidentale raccoglie 5000 reperti che testimoniano lo sviluppo di quest’arte dal Medioevo al XX secolo. Come esempi di questi materiali, in esposizione sono allestiti quattro ricami tardo seicenteschi di grandi dimensioni destinati all’arredamento, realizzati ad ago in seta e filato metallico oppure in applicazione.
Questi tessili maestosi sono utilizzati per inquadrare scenograficamente l’opera con cui si conclude l’intero percorso espositivo: la pala della “Circoncisione” del Cigoli. La presenza in mostra di questa capolavoro rappresenta un’importante “rientro in patria” di un manufatto creato appositamente per Prato e confluito nel 1825 nelle collezioni del Museo Ermitage attraverso i canali del collezionismo storico. Il dipinto, dall’impianto compositivo solenne e teatrale, fu commissionato dalla potente famiglia dei Migliorati a Lodovico Cardi detto il Cigoli nel primo decennio del Seicento per la Chiesa pratese di San Francesco, una delle più antiche della città.

19 settembre 2009- 10 gennaio 2010

Prato, Museo del Tessuto Via Santa Chiara, 24
59100 - Prato
www.museodeltessuto.it

Sito Web: http://www.lostiledellozar.it/

 

L'arma per l'arte. Aspetti del sacro ritrovati

di italiamedievale (25/11/2009 - 14:43)



L’arma per l’arte. Aspetti del sacro ritrovati

 

 

Quaranta anni fa, nel maggio del 1969, veniva creato il Comando Carabinieri Ministero Pubblica Istruzione – Nucleo tutela Patrimonio Artistico- transitato, con l’istituzione del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, nel 1975, alle dipendenze funzionali di quest’ultimo.
A pochi passi dal Collegio Romano, nella suggestiva Piazza Sant’Ignazio, prendevano posto gli uffici del Comando, a sottolineare, anche con la vicinanza fisica, un rapporto di necessaria e totale collaborazione fra le due Istituzioni in nome dell’obiettivo, sancito dalla Costituzione, di tutela del patrimonio culturale della Nazione.
Nell’arco di questi quaranta anni si sono avute riforme e cambiamenti che hanno coinvolto l’Amministrazione e la società intera, affinando le armi e gli strumenti di lavoro sia per coloro che sono chiamati a salvaguardare il patrimonio culturale, sia per coloro che in vario modo ne fanno scempio o ne compiono violazioni.
Questa mostra nella sede fiorentina e le due consorelle a Roma e Napoli sono “la festa di compleanno” del Comando Tutela Patrimonio Artistico, ma ancor più occasioni propizie per un bilancio di quanto e come si è fatto e di quanto si potrà e si dovrà ancora fare.
La mostra, ospitata nella Sala Bianca di Palazzo Pitti, è dedicata in particolare all’arte sacra e quindi a dipinti e oggetti trafugati in chiese, complessi conventuali, talvolta anche in Musei, ma in tutti i casi di soggetto sacro o di uso liturgico. Si tende quindi a mettere in evidenza come i luoghi di culto siano stati e siano per tante ragioni esposti al rischio di furti o danneggiamenti e come nel tempo i Carabinieri, specializzati nel settore, abbiano posto le loro forze e competenze a servizio della Chiesa e del suo enorme patrimonio artistico.
Le opere scelte sono prima di tutto accomunate dalla “qualità”, molto alta, il che testimonia che anche capolavori indiscussi, che si penserebbero al riparo da ogni rischio, sono stati nel tempo oggetto di furti più o meno clamorosi.
Oltre che in ordine cronologico, le opere sono state divise fra tavole, tele, sculture, arti minori per mostrare come i furti abbiano colpito indifferentemente generi diversi. Altro criterio di selezione potrebbe definirsi “geografico” in quanto, poiché l’attività dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale si dispiega su tutto il territorio nazionale, anche le opere esposte devono servire a rappresentare tutte le Regioni del nostro paese.
Sarà oggetto di particolare attenzione il rapporto che lega il pubblico, inteso come comunità religiosa, alle opere delle chiese e dei luoghi di culto, il rapporto fra musei e territorio, i progressi che, anche grazie all’attività dei Carabinieri dell’Arte, si sono avuti per la messa in sicurezza delle singole opere e dei luoghi che le ospitano.
La mostra rappresenta l’occasione anche per presentare due importanti restauri: da una parte il polittico di Sano di Pietro della chiesetta del Convento di San Bernardino a Sinalunga che in ordine cronologico è fra i recuperi più recenti del Comando NTPC, dall’altro il trittico di Mariotto di Nardo della chiesa di Sant’Angelo a Legnaia che verrà poi ricollocato nella sua sede di provenienza.
Trattandosi di una mostra “istituzionale” volta anche alla diffusione di un’educazione al rispetto della legalità, e di una serie di conoscenze su come materialmente si compie la tutela del patrimonio culturale, è prevista la presenza di una serie di apparati didattici con supporti informatici destinati a tutto il pubblico, ma con un’attenzione particolare alle scolaresche. L’idea in sostanza è quella di una mostra che sia pretesto per una riflessione di facile approccio sui temi principali della tutela che non sono noti al grande pubblico in tutte le loro sfaccettature.


Info:


21 novembre 2009 -06 aprile 2010
Luogo: Firenze, Galleria Palatina,
Piazza Pitti, 1
Telefono: 055/2388611