Alla scoperta del fascino dell’antichità e del medioevo percorrendo le vie di Bovino

Nell’’Area Mostre della Biblioteca Provinciale di Foggia, sarà allestita dal 16 al 28 novembre 2009, una mostra dedicata al centro storico di Bovino, di fotografie e grafiche realizzate da alcuni studenti del Liceo Scientifico “Volta” di Foggia, appartenenti a classi iscritte al FAI. La mostra, dal titolo “Alla scoperta del fascino dell’antichità e del medioevo percorrendo le vie di Bovino” è stata realizzata in occasione della 17° GIORNATA FAI DI PRIMAVERA del 28 e 29 marzo 2009, svoltasi a Bovino con il coinvolgimento anche di studenti e docenti del Liceo Classico “Lanza” della cittadina, con la collaborazione dell’Archeoclub e il Patrocinio del Comune di Bovino. Per questa manifestazione, gli studenti dei due licei hanno svolto il ruolo di Ciceroni, guidando lungo l’itinerario di visita un notevole numero di visitatori. In oltre, è stata allestita nel Museo Civico di Bovino una mostra di fotografie, grafiche e schede storiche dedicate ai Beni luogo della visita: “il Centro storico, il Castello, la Cattedrale, il Museo Civico e la Chiesa di San Pietro”, realizzate da alcuni studenti del Liceo Scientifico “Volta” di Foggia. La stessa mostra sarà ospitata nell’Area Mostre della Biblioteca Provinciale di Foggia e sarà inaugurata dall’Avv. Elvira Consiglio, Vice Presidente della Provincia di Foggia, lunedì 16 novembre 2009, alle ore 17.00. La mostra è a cura dei docenti del Dipartimento di Disegno e Storia dell’Arte del Liceo “Volta”, Luigia Pompea Rotundo, Ivo Ignelzi, Francesco Iliceto, Teresa Mendozzi, Claudia Rago. Gli orari della mostra sono: lunedì/venerdì 8.30 – 19.30, sabato 8.30 – 13.30 Dalle 17.30 alle 19.30 sono previste visite guidate dagli Apprendisti Ciceroni del Liceo Scientifico “A. Volta” nei seguenti giorni: 16-18-20-23-24-25 novembre 2009.
Arte ebraica al Museo Diocesano di Trani

Domenica 8 novembre 2009, a Trani, presso la Chiesa di Sant’Anna, già sinagoga grande, in Via La Giudea, alle ore 16.00, avrà luogo l’inaugurazione della sezione di Arte Ebraica del Museo Diocesano. In questa Sezione Ebraica del Museo Diocesano trovano adeguata sistemazione i reperti della storia ebraica cittadina dei secoli XIII-XV, posseduti dall’Arcidiocesi o provenienti da prestiti e donazioni: lapidi sepolcrali ebraiche, frammenti di una bibbia ebraica e una mezuzah. Una parte importante dell’esposizione assume il materiale didattico e descrittivo raccolto e ordinato dai curatori, prof. Cesare Colafemmina e arch. Giorgio Gramegna: documenti archivistici -qui esposti in fac-simile- che fanno luce sulla presenza ebraica nel Mezzogiorno e a Trani in particolare; materiale illustrativo delle opere esposte e della storia di questo monumento: sinagoga Grande, poi chiesa di Sant’Anna ed oggi Museo. Appartengono all’antico cimitero ebraico la pietra tombale di Rabbi Adonyah figlio di Baruch (d.1290) e dal cimitero del secolo XV provengono quelle dedicate: al ‘sapiente’ Rabbi Tanhum ben Mosè da Beaucaire (d.1450), noto traduttore e trascrittore di codici; alla ‘signora’ Bonafiglia ‘compagna’ di Giuda de Bonomo (d.1491); alla ‘giovane soave, tutta bella e perfetta’ Ricca figlia di Hayym (d.1450) ed alla ‘giovane’ Astruga figlia di Mastro Astruc (d.1491). Queste ultime due sono state donate al Museo dalla sig.ra Concetta Del Curatolo e della sig.ra Grazia Distaso. Frammenti pergamenacei di una Bibbia in ebraico, con scrittura di tipo quadrata tedesca (ashkenazita), databile al XIII-XIV secolo riportanti il II libro delle Cronache e il Libro di Daniele. I frammenti furono utilizzati per la rilegatura di una copia, in più volumi, della Biblia Sacra con il commento di Nicola da Lira, stampati a Venezia nel 1588 e venduti dal librario Federico Marotta di Trani nella prima metà dell'800. Non è da escludere che il libraio tranese –attivo nella prima metà dell’800- abbia rilegato i volumi utilizzando i frammenti di pergamena ritrovati in loco e quindi risalenti alla comunità ebraica medioevale di Trani. Frammenti donati al Museo dal prof. Cesare Colafemmina. Fu rinvenuta durante la demolizione della 'casa del rabbino' che occupava l'attuale piazza Scolanova, difronte alla omonima sinagoga. Il tipo di scrittura, su pergamena, è databile al XII-XIII secolo. La mezuzah è un oggetto rituale ebraico e viene posta sullo stipite destro delle porte di casa. E’ formato da un contenitore – qui ricavato da una canna palustre - che racchiude una pergamena su cui sono scritti a mano le prime due parti dello Shema’ (‘Ascolta, Israele’) che costituisce la professione di fede ebraica nell’unicità di Dio. Prestito permanente al Museo dal prof. Norman Jaffe. La Chiesa di S. Anna, già antica sinagoga di “Scola Grande”, fu costruita nel 1247, come attesta un’iscrizione ritrovata nel tempio, poi fu trasformata in chiesa, intitolata ai Santi Quirico e Giovita prima e a “Sant’Anna” poi, sorge su via La Giudea. Completamente isolata dagli edifici circostanti è stata molto rimaneggiata durante il periodo “cristiano”, conserva dell’originaria struttura l’apparato murario esterno, la cupola intradossata nel tamburo ottagonale e in facciata, al di sopra della porta secondaria, murata, un piccolo timpano a cuspide probabile coronamento dell’aròn che si doveva trovare all’interno. Essa è Chiesa a tutti gli effetti, di proprietà dell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, ed è consacrata. Il suo utilizzo ai fini culturali e museali è previsto dalla norma, che consente ai luoghi di culto usi diversi da quello del culto purché non indecorosi. La Chiesa di S. Anna è gestita dall’Eta Puglia, ente in regime di convenzione esclusiva con l’Arcidiocesi per la gestione dei beni culturali e museali.
San Nilo di Rossano e l'Abbazia greca di Grottaferrata. Storia e immagini.

La storia millenaria dell’Abbazia di San Nilo a Grottaferrata è stata narrata, raccontata e rappresentata attraverso forme e strumenti diversi, ognuno capace di rappresentare aspetti peculiari dell’Abbazia durante questo lungo arco temporale.
I diari di viaggio d’autori e viaggiatori illustri, i dipinti e le riproduzioni fotografiche di artisti vari, gli articoli di riviste e giornali nazionali ed internazionali, le innumerevoli pubblicazioni ad essa dedicate, costituiscono tutte parte di un mosaico storico-narrativo importante per comprendere questa affascinante e complessa storia millenaria.
La mostra “San Nilo di Rossano e l’Abbazia greca di Grottaferrata. Storia e immagini” che si terrà all’Abbazia di Santa Maria di Grottaferrata dal 14 novembre al 10 dicembre 2009, intende quindi avviare un percorso di divulgazione e diffusione della storia, della spiritualità, dell’arte e dell’architettura millenaria di questa “gemma orientale” ad un pubblico vasto.
L’evento, che ha avuto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, è promosso dall’Assessorato allo Sviluppo economico, Ricerca, Innovazione e Turismo della Regione Lazio, dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Generale per le Biblioteche, gli Istituti Culturali ed il Diritto d’Autore, dal Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Millenario della Fondazione dell’Abbazia di S. Nilo a Grottaferrata, dalla Congregazione d’Italia dei Monaci
Basiliani del Monastero Esarchico di S. Maria di Grottaferrata, e dall’Agenzia regionale per
La mostra sarà l’occasione per i visitatori di avvicinarsi e conoscere la storia Millenaria dell’Abbazia di Santa Maria di Grottaferrata e dei suoi fondatori San Nilo da Rossano e San Bartolomeo, da un lato attraverso l’illustrazione e l’esposizione delle ricerche, delle attività e dei risultati ottenuti nel corso di questi anni dal Comitato Nazionale, “che ha reso noto e fruibile il patrimonio culturale e librario della Badia, palinsesto di straordinaria rilevanza” ricorda il Direttore Generale delle Biblioteche, gli Istituti Culturali e il Diritto d’Autore dott. Maurizio Fallace, dall’altro, attraverso un sapiente mix di pannelli didattico-divulgativi e nuove tecnologie e supporti multimediali, si cercherà di proiettare il visitatore in un viaggio spazio-temporale, facendogli ripercorrere, nei suoi aspetti culturali, politici e religiosi, l’itinerario di San Nilo e della sua comunità dalla Calabria al Lazio, da Rossano a Grottaferrata.
Elemento cardine della mostra sarà l’Abbazia di Santa Maria di Grottaferrata, insieme alla Biblioteca e all’Archivio Storico, custodi di esemplari preziosi ed unici quali manoscritti greci, incunaboli e documenti storici, oggetto di ricerche e studi tra le iniziative promosse dal Comitato “con l'obiettivo di tutelare e valorizzare i beni culturali dell'Abbazia, di studiare
Intorno all’Abbazia, “parte fondamentale di un articolato circuito turistico - culturale imperniato sulla spiritualità, sulla cultura, sul dialogo religioso e sulla specificità del territorio circostante”, riprendendo le parole dell’Assessore al Turismo della Regione Lazio On. Claudio Mancini, si svilupperanno e saranno articolate le varie tematiche storiche, religiose, letterarie, architettoniche ed artistiche, rappresentate ed illustrate al visitatore attraverso una combinazione di
immagini e foto storiche con immagini attuali e ricostruzioni grafiche tridimensionali della stessa Abbazia, quasi a voler ricostruire visivamente la sua complessa ma affascinante millenaria stratificazione storica.
Inaugurazione della mostra sabato 14 novembre 2009 ore 17
“San Nilo di Rossano e l’Abbazia greca di Grottaferrata. Storia e immagini”
Apertura con i canti della tradizione melurgica bizantina dell’Abbazia a cura della Schola Melurgica e Corale Polifonica di Grottaferrata
Tel. : 06 7231174
E-mail: info@comitatonazionalesannilo.it
Sito web : www.comitatonazionalesannilo.it
Informazioni:
Data Inizio:14 novembre 2009
Data Fine: 10 dicembre 2009
Costo del biglietto: gratuito
Luogo: Grottaferrata (Roma), Abbazia di San Nilo
Orario: Tutti i giorni 10,00 – 13,00 / 16,00 – 18,00
Seta, Oro, Cremisi

Milano, 1442. L’arrivo a Milano di due setajoli, provenienti da Firenze e da Genova, invitati da Filippo Maria Visconti, porta alla capitale lombarda la lavorazione della seta, dando vita a un’attività e a una tradizione che in molti casi hanno anticipato numerose soluzioni della modernità e ancora oggi rappresentano l’emblema del gusto italiano nel mondo.
Oltre cinque secoli più tardi, la mostra SETA • ORO • CREMISI. Segreti e tecnologia alla corte dei Visconti e degli Sforza, in programma al Museo Poldi Pezzoli dal 29 ottobre 2009 al 21 febbraio 2010, illustra la straordinaria produzione artistica legata a questa antica tradizione e le sue sorprendenti innovazioni tecnologiche. Saranno presentate circa 50 preziose opere: raffinati velluti a disegno, damaschi e lampassi, per lo più broccati con oro e argento, il rarissimo caftano appartenuto ad un boiardo della Valachia, ricami in seta con oro e perle, carte da gioco, preziosi codici miniati, oreficerie e dipinti. Questi manufatti documentano lo strettissimo intreccio tra le arti suntuarie che caratterizzava la produzione milanese e insieme le origini e lo sviluppo di una nuova attività tessile che, per la complessità e per la rapidità – solo 40 anni – con cui ha raggiunto i vertici ineguagliabili della qualità, ha reso il caso milanese unico nella storia della tessitura serica.
Veri capolavori, che conferiscono ulteriore rilevanza all’esposizione poiché testimoni dei sorprendenti risultati di uno studio – mai fino ad ora così completo ed esaustivo – dedicato ai tessuti auro-serici lombardi del XV secolo.
Un’appassionante ricerca, progettata dall’ISAL (Istituto per la Storia dell’Arte Lombarda) e condotta in collaborazione con nove istituzioni europee, che per la prima volta ha documentato con chiarezza l’eccellenza delle tecniche di lavorazione ed è pervenuta al riconoscimento di reperti tessili esistenti che mai nessuno aveva individuato.
Realizzata da Chiara Buss, direttore del Dipartimento Arti Applicate ISAL, e da Annalisa Zanni, direttore del Museo Poldi Pezzoli, SETA • ORO • CREMISI, oltre a guidare il visitatore in un’appassionante scoperta di opere d’arte, alza il sipario sul contesto culturale e sociale alla corte dei Visconti e degli Sforza. Una ricognizione storica dalla quale affiorano le caratteristiche di una città in forte dialogo con l’innovazione, capace di incoraggiare e attrarre competenze tecniche specializzate, di sviluppare tecnologie sofisticate e in grado di conferire valore aggiunto al proprio lavoro. Attitudini, queste, che da sempre hanno rappresentato l’identità del capoluogo lombardo e che hanno fatto di Milano un modello imprenditoriale; attitudini che, grazie alla lente di ingrandimento della mostra, potranno offrire spunti e ispirazioni per ridisegnare il futuro del tessile europeo.
Fra i protagonisti della mostra e dell’evoluzione tessile milanese, c’è il cremisi. Una sostanza colorante derivata dalla cocciniglia che nelle sue innumerevoli tonalità del rosso – dall’arancio al bruno – domina le sale espositive esaltando il gusto raffinato dei setajoli lombardi ma, al tempo stesso, rivela anche l’articolato e modernissimo contesto economico dell’epoca. Milioni e milioni di cocciniglie, di provenienza orientale o mediterranea, erano al centro di serrate trattative commerciali che si svolgevano anche in mercati molto lontani: da Baghdad alle coste del Mar Nero. Prodotto molto pregiato e costoso, il cremisi era considerato ovunque, dall’Europa alla Cina, un elemento imprescindibile nella determinazione della qualità e del valore dei tessuti, e dunque nell’organizzazione di un efficiente assetto produttivo, distributivo e di vendita.
In questo scenario affiora inoltre il ruolo primario della manodopera femminile nel campo della filatura della seta e dell’oro. Un ruolo che ha condotto alcune magistrae milanesi a notevole ricchezza e status, al contrario di quanto pare avvenisse in altri centri italiani nello stesso periodo.
Anche il percorso espositivo non è definito dal disegno, ma dalle materie impiegate e dalla raffinatezza delle lavorazioni, ed è stato così pensato per sottolineare quella mistura di lusso e tecnologia che ha identificato la corte più ricca e potente della penisola italiana nella seconda metà del Quattrocento. Apre la mostra il tema dei tessuti araldici. Spiccano il rarissimo velluto a tre colori, broccato in oro, tessuto a memoria del matrimonio di Ludovico il Moro con Beatrice d’Este nel 1491, e il famosissimo ritratto di Ludovico – non più visto dal 1939 – a testimoniare il ruolo comunicativo affidato ai colori personalizzati, ai disegni, agli stemmi e ai motti dei committenti nel gioco del potere. Seguono poi una carrellata di velluti, lampassi e damaschi che documenta la qualità di tessitura, di tintura, di filatura dell’oro e infine una sezione dedicata al ricamo in Lombardia nel corso del secolo e a quelle particolarissime tecniche che lo diversificano da tutti gli altri laboratori italiani. Fra queste, l’applicazione di paillettes dalle più diverse forme, come nel ricamo del paliotto di Beatrice d’Este, appartenente al Poldi Pezzoli e restaurato per l’occasione grazie al contributo del lanificio Vitale Barberis Canonico, che dal 2007 affianca il Poldi Pezzoli nell’importante lavoro di ricerca scientifica e di conservazione dei manufatti tessili del Museo. Fra i molti esemplari esposti un prezioso baldacchino processionale proveniente da Lodi con applicazioni di perle e smalti, tecniche che lo avvicinano più all’oreficeria che al ricamo.
Accompagna l’esposizione un volume a colori, edito da Silvana Editoriale (www.silvanaeditoriale.it), che oltre ai saggi e alle schede delle opere presenta i risultati delle analisi eseguite sulle tinture con un metodo mai applicato finora in Italia.
La mostra, prima di cinque che verranno organizzate in diversi musei nell’ambito del più vasto progetto ISAL La produzione serica in Lombardia, dal 15° al 20° secolo | PSL, arricchisce e completa il corpus di ricerche e pubblicazioni che l’ISAL negli anni ’80 e ’90 ha dedicato al Rinascimento lombardo e al contempo prosegue il percorso di valorizzazione delle collezioni di arte decorativa, iniziato dal Museo Poldi Pezzoli negli stessi anni.
L’allestimento della mostra a cura di Luca Rolla e il progetto illuminotecnico di Ferrara-Palladino, particolarmente coinvolgenti ed efficaci, restituiscono la preziosità delle opere esposte.
La mostra è stata realizzata:
♦ con il contributo del lanificio Vitale Barberis Canonico, Fondazione Cariplo, Banca Regionale Europea, Regione Lombardia, Camera di Commercio di Milano, Camera di Commercio di Como e Confindustria Como.
♦ con il Patrocinio di Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Lombardia, Provincia e Comune di Milano e Camera Nazionale della Moda.
MUSEO POLDI PEZZOLI
Via Manzoni 12 - 20121 Milano
Tel. 02 794889 - 02 796334
Apertura: da mercoledì a lunedì dalle 10.00 alle 18.00
Chiuso martedì
Ingresso: 8 €; ridotto 5.50 €; bambini fino a 10 anni gratuito
www.museopoldipezzoli.it.





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