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Archivio Gennaio 2008

Roma e i barbari. La nascita di un nuovo mondo

di italiamedievale (17/01/2008 - 19:30)

Il corredo funerario della “Dama di Pollenzo”, uno dei pezzi rari della collezione del Museo civico di Palazzo Traversa è stato concesso in prestito alla mostra “Roma e i barbari. La nascita di un nuovo mondo” allestita a Venezia presso Palazzo Grassi dal 26 gennaio al 20 luglio 2008. La mostra testimonia ed evidenzia la ricchezza dell’espressione artistica della tarda antichità e dell’alto medioevo occidentali, in relazione all’eredità romana classica, mettendo in luce la grandiosità ed il sapere artistico delle civiltà romano-barbariche, alla base della cultura europea. Assieme ai gioielli della “Dama di Pollenzo”, saranno esposte circa millesettecento opere provenienti dai più prestigiosi musei di tutta Europa, tra cui alcune recenti scoperte mai mostrate al pubblico.

La mostra, dal 22 agosto al 7 dicembre 2008, farà anche tappa a Bonn (Germania) nella Kunst und Ausstellungshalle der Bundesrepublik Deutschland. “Roma e i Barbari” ripercorre i secoli della conflittuale coesistenza, quindi dell’integrazione culturale dei popoli barbari nel tessuto preesistente di matrice romana. Per gli interessati a visitare la mostra con il reperto del braidese Museo di Palazzo Traversa occorre recarsi a Venezia, Palazzo Grassi, in Campo San Samuele, 3231 (sito web www.palazzograssi.it), aperto tutti i giorni dalle 10 alle 19. Per le prenotazioni telefoniche è possibile rivolgersi al numero 899.666.805, mentre prenotazioni on-line sul sito www.vivaticket.it.

La croce dipinta di Marco Zoppo

di italiamedievale (16/01/2008 - 08:38)

L’arrivo nelle sale del Lapidario del Museo Civico Medievale della preziosa Croce dipinta di Marco Zoppo, proveniente dal Museo di San Giuseppe dei Cappuccini di Bologna, è un’occasione importante per poter ammirare da vicino uno dei massimi capolavori dell’artista centese, difficilmente visibile per il pubblico dal suo appartato, consueto luogo di conservazione

Ben conosciuta agli studi, la Croce costituisce insieme al polittico della Chiesa di San Clemente al Collegio di Spagna una tappa significativa nell’attività bolognese dell’artista, dopo il suo ritorno da Padova e Venezia. Già dal 1453 troviamo Zoppo a Padova, dove compie l’alunnato presso la bottega di Squarcione, da cui recupera un gusto nutrito di archeologismi, appassionato dell’antico. Al rientro dai soggiorni padovano e veneziano, negli anni che vanno dal 1455 al 1463 circa, il pittore mette quindi mano a quella che, a buon diritto, può considerarsi una testimonianza fra le più alte del coevo panorama artistico bolognese.

L’originaria ubicazione della Croce non è nota, ma la raffinata qualità esecutiva lascia ipotizzare una commissione per un’importante chiesa cittadina: ancora di matrice tardogotica si rivela il laborioso impegno della carpenteria, mentre innovativi appaiono l’impianto, già contrassegnato dalla lucida razionalità spaziale di scuola toscana, e l’accentuazione patetica delle figure dolenti. Nella Crocifissione, abbandonato l’artificioso classicismo archeologico di derivazione squarcionesca, l’artista si avvicina decisamente ai modelli che rimandano alla cultura pierfrancescana, da lui conosciuti sicuramente a Bologna, dove la presenza del grande maestro della civiltà prospettica è documentata dal famoso matematico Luca Pacioli all’interno De divina proportione.

Attraverso l’esposizione del Crocifisso zoppesco e di altre opere collegate a Bologna, i curatori della mostra, Massimo Medica e Donatella Biagi Maino, intendono approfondire questo particolare momento della tradizione artistica cittadina, presto apertasi, pur nel retaggio di certe consuetudini tardo gotiche, ai nuovi fatti della cultura centro-italiana, sollecitato dalla presenza stessa di Piero della Francesca a Bologna tra il 1452 e il 1453.

In mostra saranno quindi presenti numerosi dipinti su tavola, preziose miniature, tra cui un’importante opera di Cristoforo Canozzi da Lendinara (Adorazione del Bambino con San Bernardino e l’Eterno Benedicente, Modena, Banca Popolare dell’Emilia Romagna), del miniatore Bartolomeo del Tintore (Statuti del Comune del 1454, Bologna, Archivio di Stato; Statuti della Società dei Notai del 1459, Bologna, Archivio di Stato) e dell’Ignoto Pittore bolognese autore dei Santi Ludovico, Francesco, Bernardino e donatori (Bologna, Collezioni Comunali d’Arte) che documenteranno i primi riflessi di un linguaggio aggiornato su ardite soluzioni prospettiche e salde geometrie volumetriche.

L’invenzione adottata da Marco Zoppo nel suo Crocifisso sarà replicata di lì a poco nel polittico di San Clemente (Collegio di Spagna), opera che diverrà modello imprescindibile per gli altri artisti cittadini, tanto che l’amico Tommaso Garelli ne riproporrà le forme nello smembrato polittico del Museo di Santo Stefano a Bologna, di cui in mostra vengono esposti la Cimasa con Cristo in Pietà e quattro piccole tavolette raffiguranti i santi, a sottolineare il ruolo-chiave ricoperto dal maestro centese.

La Mostra rimarrà aperta fino al 16 marzo 2008.

Sede e informazioni:
Museo Civico Medievale
Via Manzoni 4, Bologna
Tel. 051. 2193916- 2193930

Orario d’apertura:
martedì- venerdì: 9-15
sabato, domenica e festivi infrasettimanali: 10-18,30
Chiuso: lunedì (feriali), Natale, Capodanno e 1 maggio
Ingresso gratuito

Catalogo:
La croce dipinta di Marco Zoppo
e la cultura pierfrancescana a Bologna
a cura di Massimo Medica e Donatella Biagi Maino
Edizioni Edisai, Ferrara

Giovanni Baronzio e la pittura a Rimini nel Trecento

di italiamedievale (13/01/2008 - 09:00)

A “Giovanni Baronzio e la pittura a Rimini nel Trecento” è dedicata, dal 13 marzo al 18 maggio 2008, la raffinata mostra destinata a prefigurare ciò che, a fine 2008, sarà la “nuova” Galleria di Palazzo Barberini. Per quella data le sale del pianterreno occupate sino ad un anno fa dal Circolo Ufficiali saranno pronte ad accogliere le opere più antiche della raccolta, dal dodicesimo al quindicesimo secolo, tappa ulteriore del progressivo ampliamento della Galleria.
Una mostra che è anche la messa a punto di un modello   di mostre dossier che possono costituire parte dell’attività espositiva di Palazzo Barberini, per valorizzare i tanti materiali poco noti custoditi nei depositi.
Non è un caso se ad aprire questo filone sarà la Pittura Riminese del Trecento, uno dei momenti di snodo della storia dell’arte in Italia. La mostra, promossa dal Polo Museale Romano in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini,  è curata da Daniele Ferrara.
A propiziare questa mostra è stata l’opportunità di riunire, dopo il restauro, uno dei massimi capolavori di quella situazione artistica assolutamente straordinaria che fu la Rimini del Trecento: le due parti conosciute del grande dossale commissionato dai francescani a Giovanni Baronzio per la loro chiesa di Villa Verucchio.
Una parte del Dossale, smembrato dopo le soppressioni napoleoniche, è attualmente patrimonio di Palazzo Barberini ed è stata sottoposta ad un complesso intervento di restauro curato dalla Soprintendenza per il Polo Museale Romano e finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini. Proprio quest’ultima ha acquistato nel 2006 sul mercato antiquario la seconda parte del Dossale, anch’essa recentemente restaurata. Le due tavole furono pubblicate per la prima volta da Federico Zeri nel 1958, e sono da allora note con il nome di “Dossale Corvisieri” dal nome della collezione romana di cui facevano parte fin dall’Ottocento.
Non si dispera che, proprio grazie a questa mostra, possano riemergere dal mercato antiquario, o individuate in altri musei, le altre parti mancanti.
Rimini, capitale della dinastia dei Malatesta, agli inizi del Trecento, era città ricca e vivace tanto da richiamarvi maestri come  Giotto e da creare le condizioni per l’esplosione di una vivacissima scuola artistica che operò in città ma che si impose anche altrove.
Furono i Francescani a chiamare Giotto a Rimini e furono ancora loro a commissionare a Giovanni Baronzio l’opera principale per la chiesa di un convento tra i più significativi per l’Ordine Mendicante, quello di Villa Verucchio, appunto, non lontano dalla città. L’opera doveva, con la sua imponenza, celebrare i Malatesta, signori del luogo, e sottolineare la permanenza nel convento dello stesso San Francesco.
Con il suo capolavoro Baronzio descrisse per immagini la storia della Passione di Cristo. Tutti i momenti dei racconti evangelici vi erano rappresentati secondo un modello teologico preciso. Il suo resta un esempio altissimo di “pittura narrante”, una sapiente predica francescana per immagini che egli non solo magistralmente eseguì ma anche intimamente condivise, al punto da chiedere poi di essere sepolto proprio nell’importante chiesa di San Francesco a Rimini.
A far da cornice e confronto al capolavoro nuovamente riunito saranno esposte opere di non minore importanza. A partire dal foglio di Corale di Neri da Rimini datato 1300, considerato fondamentale non solo per la storia della pittura riminese ma in generale per l’arte italiana di quel secolo. L’impronta giottesca è evidente nelle tavole, anch’esse in mostra, di Giovanni da Rimini così come i rapporti con la pittura bolognese sono marcati nelle tre opere qui esposte di Pietro da Rimini. La stretta vicinanza del Baronzio con il  mondo francescano è confermata da due tavole della Pinacoteca Vaticana, opere di particolare interesse, così come davvero notevole è il pannello di dittico del Maestro di Verucchio, raro esempio di opera conservata entro la cornice originale. A due fratelli, Giovanni e Giuliano da Rimini, si debbono rispettivamente una Croce e un trittico di impronta ancora giottesca. Opere che si confronteranno con un altro magnifico pannello di dossale di Baronzio raffigurante San Giovannino e l’Angelo, concesso dalla Pinacoteca Vaticana.
Da Urbino verranno in mostra  tre superbe tavole di maestri riminesi. A testimonianza dell’irraggiamento di questa grande scuola nei territori vicini, irraggiamento che ha negli affreschi di Pietro da Rimini per il Cappellone di San Nicola da Tolentino il suo esempio più clamoroso.
GIOVANNI BARONZIO e la pittura a Rimini nel Trecento, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Barberini, dal 13 marzo al 18 maggio 2008. Mostra promossa dal Polo Museale Romano e in collaborazione con  la Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, a cura di Daniele Ferrara.
Orario: 10.00 – 19.00, chiuso il lunedì. Biglietto: intero € 5,00; ridotto € 3,00; integrato € 4 + biglietto del museo. Catalogo edito da Silvana Editoriale.
 
Per informazioni:
Ufficio Stampa della Soprintendenza per il Polo Museale Romano (dr.ssa Antonella Stancati: tel. 06.69994219; e-mail: artirm.uffstampa@arti.beniculturali.it).
 
Ufficio stampa: Studio ESSECI – Sergio Campagnolo tel. 049.663499 info@studioesseci.net
 
Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Barberini – relazioni esterne: Sig.ra Simona Baldi tel. 06.4824184; fax 06.4880560: e-mail simona.baldi@beniculturali.it.

Pintoricchio a Perugia

di italiamedievale (11/01/2008 - 08:24)

La mostra dedicata a Bernardino di Betto, detto il Pintoricchio è il primo dei grandi eventi che saranno ospitati nella rinnovata Galleria Nazionale dell’Umbria, dopo i lavori di recupero ed ampliamento degli spazi espositivi da poco inaugurati. Ma è soprattutto un progetto di valorizzazione del territorio e del patrimonio umbro che sarà realizzato in occasione delle celebrazioni per il 550° anniversario della nascita di uno dei più interessanti protagonisti del Rinascimento italiano, simbolo della città di Perugia.
Dopo il successo della mostra dedicata a Perugino nel 2004, la nuova rassegna monografica prosegue l'opera di valorizzazione dei grandi artisti umbri per rinnovare l’attenzione del pubblico e della critica nazionale e internazionale sul patrimonio artistico e culturale della regione e sulla sua straordinaria diffusione nel territorio.
La mostra, oltre all’allestimento perugino, sarà completata da una seconda sezione a Spello, nella Collegiata di S. Maria Maggiore. Nella Cappella Baglioni, più conosciuta come Cappella Bella, è infatti conservato il capolavoro dell’artista e per l’occasione, per garantire la migliore fruizione del prestigioso ciclo di affreschi, saranno inaugurati un allestimento temporaneo con un accurato apparato didattico per la presentazione degli aspetti storico-artistici ed iconografici e un nuovo apparato illuminotecnico permanente.
L'esposizione perugina sarà arricchita anche da percorsi e itinerari regionali che consentiranno di scoprire nei luoghi d’origine le testimonianze che ancora vi sono conservate dell’opera di Pintoricchio e della straordinaria stagione rinascimentale.
L’evento sarà realizzato grazie all’impegno congiunto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Umbria e della Soprintendenza per i Beni Architettonici, per il Paesaggio, per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico, della Regione Umbria, della Provincia di Perugia, del Comune di Perugia, del Comune di Spello, della Diocesi di Foligno, della Camera di Commercio e della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia.

Vittoria Garibaldi
Comitato Scientifico

La mostra si avvale di un qualificato comitato scientifico presieduto da Vittoria Garibaldi e composto da Cristina Acidini Luchinat, Alessandro Angelici, Tiziana Biganti, Francesco Buranelli, Keith Christiansen, Nicole Dacos, Lucia Fornari scianchi, Vittoria Garibaldi, Roberto Guerrini, Tom Henry, Francesco Federico Mancini, Paola Mercurelli Salari, Arnold Nesselrath, Antonio Paolucci, Pietro Scarpellini , Rita Silvestrelli.


Tutte le informazioni si possono trivare nel bellissimo sito dedicato alla Mostra: www.mostrapintoricchio.it.

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