Matilde schiude il melograno
MOSTRA PERSONALE DI GIOVANNA BAROZZIMILANO, PALAZZO DEL SENATO
19 MARZO – 28 APRILE 2008
Come vivere oltre i Mille anni:
dalla storia una donna simbolo della vita attiva nel secolo XII
“MATILDE SCHIUDE IL MELOGRANO…”
Opere in marmo di Carrara, sassi delle Valli dell’Enza e del Secchia, pietra di Collagna, ardesia, biscotto miniato, pietra Galina, marmo rosa e rosso di Verona, fusioni in bronzo a cera persa, tutte realizzate e dedicate da Giovanna Barozzi, sulla base della ricerca storica anche attraverso le fonti documentali d’Archivio e una bibliografia ragionata, a MATILDE DI CANOSSA.
L’Archivio di Stato di Milano in occasione della Settimana della Cultura indetta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, per celebrare il Millenario della fondazione di San Benedetto Polirone, abbazia che Matilde favorì con donazioni e privilegi, allestisce nella propria sede la mostra delle opere scultoree realizzate da Giovanna Barozzi dedicate alla Comitissa e la mostra dei documenti pergamenacei ivi conservati ed emanati da MATILDE di CANOSSA.
Milano: Archivio di Stato - Via Senato, 10
Inaugurazione mercoledì 19 marzo, ore 17
Orari: lunedì-giovedì ore 9.00-17.00
venerdì-sabato ore 9.00-13.00
ABSTRACT:
La Mostra rappresenta un vero e proprio percorso iconografico che vuole concretamente proporre la “cronologia di un affresco storico” nel tentativo di evidenziare e comunicare le liaisons trasversali che uniscono il passato al futuro attraverso il presente.
Il valore storico-artistico di questa Mostra Personale di Giovanna Barozzi ha suscitato l’interesse di importanti Istituzioni che in Sedi diverse continuano a riproporla quasi come Evento Itinerante. Dopo prestigiose location quali la Pinacoteca “G. Stuard” in Parma ove è stata allestita con il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali nel contesto delle Celebrazioni per il Novecentenario della Cattedrale, la Rotonda di San Lorenzo in Mantova ove si concluderà domenica16 marzo 2008, dal 19 marzo sempre con Patrocinio dello stesso Ministero sarà al Palazzo del Senato di Milano sede dell’Archivio di Stato ove sarà arricchita dall’esposizione dei documenti autentici redatti proprio da Matilde di Canossa che la scultrice aveva esaminato per la realizzazione delle opere.
MOTIVAZIONE E LINEE DI SVILUPPO DELLA MOSTRA:
L’interesse di GIOVANNA BAROZZI per MATILDE DI CANOSSA ha radici lontane nel tempo, da quando per l’Università degli Studi di Milano si è occupata di ricerca storica pura sulla base dei reperti documentali, costituiti anche dalle FONTI ARCHIVISTICHE, cui si è dedicata supportata da una precisa formazione in Paleografia.
A tutt’oggi con l’appoggio della prof. Adele Bellù sua ex insegnante e già direttrice per anni dell’Archivio di Stato di Mantova, Giovanna ha approfondito lo studio di quegli anni lontani (per molti versi considerati ancora oscuri) e proprio dai documenti autentici dell’epoca conservati negli Archivi di Stato di Milano e di Mantova ha voluto delineare un percorso iconografico realizzando una vera e propria collezione composta da venti SCULTURE che ha dedicato alla Comitissa per far conoscere l’enorme importanza istituzionale di una donna vissuta nel Mille quando (ed esistono anche attualmente motivi di discussione sull’argomento) ancora oggi raramente la donna conquista spazi determinanti.
Prendendo spunto dai versi di Dante che nella DIVINA COMMEDIA ha considerato Matilde “donna simbolo della vita attiva”, Giovanna Barozzi si è impegnata per realizzare la cronologia di un affresco storico tramite opere di scultura che unissero la funzione didascalica a quella della consapevolezza attraverso la libertà della fantasia che, coinvolgendo emotivamente, potesse aiutare alla comprensione di cose vecchie MILLE ANNI.
L’utilizzo di differente materia di volta in volta pertinente alle diverse sequenze narrative rende animata questa lectio dalla storia (ad esempio sasso della valle dell’Enza per la scultura dedicata alla nascita di Matilde, della valle del Secchia per Matilde e la Madre Beatrice Vicarie dell’impero, della pietra di Collagna che per sua natura si sgretola facilmente per ricordare l’imperatore inginocchiato a Canossa davanti al Papa in un patto effimero che si sgretolò in brevissimo tempo, fino al marmo di Carrara, all’ardesia, al biscotto miniato, alle fusioni in bronzo a cera persa, ecc.) che in un “percorso artistico si vincola al tempo che disegna i fattori, li separa per generi e forme; si appella alla facoltà della memoria che ha il compito di riaggregare i “fragmenta”. Dalle terre agre di argilla dell’area matildica proviene quel gesto di generosità platonizzante che comprende la donazione del melograno. Le pietre dure, quelle calcaree, le parti fittili, quelle in bronzo, alludono certamente alla difficoltà della riaggregazione della materia “per elementa”, alla fatica nel riconoscere l’identità attraverso la comprensione del passato, alla necessità di passare attraverso la riadozione di un “codice”, di un possibile alfabeto per ricomporre una storia. …. Le pietre incise, i marmi scolpiti, le sculture in metallo di Giovanna Barozzi, nella distinguibilità della materia, tracciano un sentiero che conduce, attraverso l’originale contaminazione con i documenti storici, al cammino percorso da Matilde, uno dei possibili tra quelli che guidano alla terra delle Cattedrali e completano il bianco mantello delle chiese che inondò l’Europa dopo il Mille…
Era un cammino dai colori forti che piacevano alle genti dei tempi matildici, così come gli atti muliebri della “contessa” erano dotati di una dolce energia interiore. Matilde, come Matelda, resta inattingibile figura. Rimangono i segni del suo transito, del suo passaggio; affiorano, nelle trasparenze, in certe giornate in cui il cielo si apre come un cristallo sulla terra di fine inverno, tra la roccia di Canossa e le rive dell’Enza sino alla Pieve di Sasso e alle tormentate coste verso Bazzano. E’ come se trascorresse sull’Appennino una presenza celeste. E queste fossero alcune delle risultanze soggettive, passate attraverso mani moderne che ne hanno tentato di ricomporre i segni. Anche per questo il Poeta quando parla del suo cammino ricorda “…ond’era pinta tutta la sua via…” (Purg.XXVIII, v.42), ove Matilde è assunta come la figura di una pellegrina, su quel sentiero crepuscolare e sorprendentemente fiorito che
scorre sugli altopiani del Purgatorio dantesco….” . ( Francesco Barocelli, Direttore Pinacoteca “G. Stuard” in Parma)
Il bestiario medievale
La suggestione del luogo, la paura del buio che all’epoca era qualcosa di assai diverso, i suoni degli animali interpretati come demoniaci e sovrannaturali. L’uomo medievale tendeva a enfatizzare tutto ciò che non conosceva appieno e a trasformare il mondo della natura in qualcosa di spaventoso. In queste credenze affondano le radici del Bestiario Medievale, fantastica rappresentazione di bestie inesistenti che avevano lo scopo di esorcizzarne il terrore.
Un bell’esempio di bestiario è quello ricostruito a Cogorno e al centro di una mostra che apre sabato 15 marzo 2008. Dal gatto araldico, alla sirena scolpita, passando per mostri più o meno immaginari: dipinti, ricostruiti dalle sapienti mani degli artigiani o riprodotti su pannelli dalla facciata stessa della basilica di San salvatore di Cogorno. Questa volta il bestiario medioevale darà spettacolo nel paese dove sabato si inaugurerà “Il bestiario dei Fieschi”, esposizione allestita nel Palazzo Comitale. Il punto di partenza iconografico è il celebre gatto, rappresentato nello stemma araldico dei Fieschi accanto al motto “Sedens Ago” ovvero agisco stando fermo, richiamando metaforicamente l’astuzia propria dei felini. Da quest’immagine antica si è riprodotto un bestiario basato sugli stemmi delle famiglie del Levante ma soprattutto sugli animali che appaiono sulla facciata della basilica. Qui sono stati riscoperti un grifone, una sirena a doppia coda, draghi, un leone e tre dei quattro simboli degli evangelisti (aquila, leone e toro). Nella mostra le immagini sono state riprodotte con grandi pannelli, rilevando dettagli molto interessanti. L’allestimento è stato curato nei particolari ricorrendo anche all’utilizzo del damasco. Il mondo affascinante ed arcano dei bestiari medievali viene riproposto attraverso una ricca carrellata di immagini dei molti ed inaspettati simboli che costellano con grande discrezione gli edifici a corona dell’antica e solenne basilica. Bestie reali e fantastiche dal significato ambiguo di principio e fine riassunti nello stesso segno, sono il nuovo fil rouge dell’esposizione. La mostra resterà aperta a ingresso gratuito nei giorni prefestivi dalle 10 alle 12.30, alla domenica e nei giorni festivi dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 18. Il bestiario, o bestiarum, è un compendio che descrive gli animali, o bestie. Il più famoso, di origine alto-medievale, contenente animali esclusivamente fantastici o creature mostruose è il “Liber monstrorum de diversis generibus” (libro dei diversi generi di mostri).





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