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Archivio Settembre 2008

La Giuditta del Botticelli a Milano

di italiamedievale (30/09/2008 - 08:00)

La Giuditta del Botticelli sarà esposta per la prima volta a Milano, dal 1 ottobre al 14 dicembre 2008 al Museo Diocesano di Milano. Il capolavoro del Rinascimento proviene dalle collezioni Medicee, oggi agli Uffizi. L’opera potrà essere ammirata tutti i giorni, dalle 10 alle 18, escluso il lunedì. Torna così l’iniziativa culturale “Un Capolavoro per Milano”, promossa dal Museo Diocesano di Milano e da Bipiemme Gestioni (gruppo Bipiemme – Banca Popolare di Milano).

La Giuditta (titolo completo Il ritorno di Giuditta a Betulia) si data intorno al 1470, in quella fase in cui Botticelli elimina progressivamente il chiaroscuro, proponendo una particolare interpretazione delle leggi prospettiche rinascimentali, cercando la definizione del movimento delle figure tramite eleganti evoluzioni dei panneggi. Le figure, in questo modo, grazie alla particolare e raffinata incidenza della luce e alla ricercatezza ornamentale basata su un accentuato uso degli elementi lineari e cromatici, appaiono come eleganti silhouette più che corpi tridimensionali, aprendo a quella svolta stilistica che caratterizzerà l’arte del maestro fiorentino nei suoi anni maturi. Per l’occasione, sarà esposta anche un’altra tavola del Botticelli, La scoperta del cadavere di Oloferne, sempre proveniente dagli Uffizi, che completa idealmente il progetto narrativo dell’artista.

Il tema di Giuditta è presente nell’arte italiana sin dal Medioevo, con una forte valenza simbolica. L’eroina biblica viene spesso interpretata come una figura mariana, soprattutto nel caso in cui se ne sottolinea il trionfo su Oloferne. Per questo motivo, nella tradizione iconografica, è molto più frequente la raffigurazione di Giuditta con ancora in mano la testa del nemico o, soprattutto a partire dal XVII secolo, la rappresentazione del momento preciso della decapitazione. Botticelli propone una lettura fedele del testo biblico, scegliendo uno schema compositivo del tutto nuovo e articolando la narrazione in due scene distinte nelle quali cambia tono e registro linguistico: il Ritorno di Giuditta a Betulia mostra colori chiari e toni luminosi ed è attraversato da un’aria leggera e quasi leziosa al contrario dei toni bui e drammatici della Scoperta del cadavere di Oloferne. Di straordinaria bellezza e intensità è il volto di Giuditta, con quella pensosa malinconia che caratterizza le opere del maestro fiorentino.

Biglietti: € 8,00 intero; € 6,00 gruppi; € 5,00 ridotto; € 2,00 scolaresche
Il martedì il biglietto d’ingresso costa € 4,00.

Papi e sibille. Miniature di profezie medievali in un manoscritto dell’Archiginnasio

di italiamedievale (15/09/2008 - 07:46)

Si terrà dal 17 settembre al 18 ottobre 2008 la Mostra "Papi e sibille. Miniature di profezie medievali in un manoscritto dell’Archiginnasio"

BIBLIOTECA COMUNALE DELL'ARCHIGINNASIO
Piazza Galvani 1
Bologna
archiginnasio@comune.bologna.it
www2.comune.bologna.it/bologna/archigin/

La mostra, organizzata dalla Biblioteca dell'Archiginnasio in occasione della quinta edizione di Artelibro. Festival del libro d'arte, che si svolgerà a Bologna dal 25 al 28 settembre 2008, illustrerà il prezioso manoscritto miniato A.2848 della Biblioteca dell’Archiginnasio che contiene i Vaticinia Pontificum falsamente attribuiti a Gioacchino da Fiore e di cui è ora disponibile un’edizione facsimilare (AyN Ediciones – Madrid).

Nel manoscritto, simbolici ritratti di Pontefici e raffigurazioni emblematiche (soprattutto animali, reali o mostruosi) sono accompagnati da testi profetici, allegorici ed enigmatici, come quello che identifica in Urbano VI la bestia terribilis dell’Apocalisse. L’opera è tutta incentrata su profezie concernenti la successione dei Pontefici e sulle loro responsabilità rispetto al destino della Chiesa. Il testo, che appartiene alla tradizione della letteratura profetica medievale pseudo-gioachimita, parla di papi – da Nicolò III (1277-1280) a Eugenio IV (1431-1447) - senza rivelarne i nomi; ma chi sapeva osservare con attenzione le immagini ed interpretare le parole del testo poteva indovinare gli eventi futuri. La storia dei Vaticinia si snoda lungo il periodo della grande crisi religiosa tra tardo Trecento e primo Quattrocento. In questo periodo – che comprende i settant’anni del papato avignonese, il grande scisma, i concili di Costanza e Basilea, la crisi hussita - il principio della continuità apostolica si trovò costantemente al centro del dibattito europeo che auspicava una riforma della curia romana.

La realizzazione del codice, miniato in Italia da due artisti diversi, è databile entro la prima metà del Quattrocento. Le grandi miniature che illustrano le trenta profezie sono attribuite ad un artefice dalla sensibilità decorativa di tipo gotico-settentrionale, mentre al Maestro delle Vitae Imperatorum – attivo per la cerchia del duca Filippo Maria Visconti - sono state attribuite la Sibilla Persea e la Sibilla Libica che illustrano le prime carte.

Il manoscritto appartenne alla biblioteca di Pelagio Palagi (1775 – 1860), artista poliedrico, assurto a grande celebrità, tanto da divenire pittore di corte per i Savoia. La raccolta libraria di Palagi è uno dei più preziosi fra i fondi che costituiscono il patrimonio della Biblioteca dell’Archiginnasio, che è la più importante biblioteca comunale italiana per la ricchezza delle raccolte documentarie conservate

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