Archivio Ottobre 2008
Splendori del Gotico nel Friuli patriarcale
di italiamedievale (31/10/2008 - 07:38)
Si terrà dal 12 dicembre 2008 al 19 aprile 2009 presso la chiesa di San Francesco a Udine la grande mostra Splendori del Gotico nel Friuli patriarcale. L’iniziativa, a cura dei Civici Musei di Storia e Arte del Castello di Udine, vuole rievocare la grande e feconda epoca della diffusione del Tardo gotico negli ultimi anni del potere patriarcale in Friuli, momento di grande complessità, in cui si sviluppa uno stile particolarissimo, frutto dell’incontro e del reciproco influsso di culture diverse e lontane. Punto di partenza è il restauro, finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dalla Friuladria-crédit agricole dei lacerti di affresco quattrocenteschi della cappella del beato Odorico da Pordenone, annessa alla chiesa ove si svolge la mostra. Nel Medioevo si consideravano fortunate e certamente più prestigiose le città che potevano vantare un proprio santo, come S. Francesco ad Assisi o S. Antonio a Padova. Udine ebbe almeno un beato, quell’Odorico Mattiussi, che all’inizio del Trecento era andato nella lontana Cina sulle orme di Marco Polo. Alla sua morte (1331) la vox populi e soprattutto l’ordine dei Minori, ormai potente, ne promossero la venerazione, che comportò la realizzazione di una cappella presso la chiesa del convento, interamente frescata all’inizio del Quattrocento. Dopo una serie di vicissitudini, la parte superstite degli affreschi, strappata nel periodo tra le due guerre, è stata sottoposta a nuovo, radicale restauro. Prima che gli affreschi siano ricollocati secondo la disposizione originaria, saranno visibili come un fumetto o un rotolo antico lungo le pareti della chiesa di S. Francesco. La mostra ha come intento quello di contestualizzare gli affreschi, la figura del beato Odorico, l’amore dei francescani per le opere d’arte e tutta l’azione di promozione culturale che la struttura ecclesiastica del patriarcato – una sorta di stato autonomo – realizzò fino all’inizio del Quattrocento. Manoscritti, tessuti, codici manoscritti, oreficerie, sculture, affreschi e tavole preziose, provenienti da importanti musei, tra cui il Museo del Bargello di Firenze, il Museo delle Arti decorative di Lione, la Biblioteca Nazionale di Praga e il Correr di Venezia, illustreranno i molteplici influssi dell’arte europea in questo lembo d’Italia vicino al mondo tedesco ma anche sensibile ai modelli bizantini che si diffondevano lungo tutto l’Adriatico. Un apporto determinante verrà anche dalle istituzioni museali e dalle biblioteche di tutta la regione che contribuiranno con prestiti delle opere più significative; dal celeberrimo Busto reliquiario di San Donato del Tesoro del Duomo di Cividale, alla croce dei principi del Tesoro della Cattedrale di Gorizia nonché varie opere che mostreranno la grande penetrazione della cultura gotica nella vita quotidiana. La mostra sarà inoltre un’occasione per tracciare una mappa del ricco patrimonio artistico regionale legato appunto alla cultura tardo – gotica che tocca una serie di località, città (Gemona, Venzone, Cividale, Pordenone, Spilimbergo, San Vito al Tagliamento), chiese e monasteri, custodi di tesori di inestimabile valore artistico e storico. Il visitatore sarà stimolato a intraprendere un ideale pellegrinaggio contemporaneo in una regione che era attraversata dai percorsi dei devoti diretti sia verso la Terrasanta, sia verso Roma la capitale della cristianità, come testimoniano i numerosi centri di ospitalità gestiti da ordini monastico – cavallereschi. Analogo intendimento anche per i luoghi del gotico all’interno della città di Udine definita urbs picta da Marin Sanudo nella sua cinquecentesca Descrizione della Patria del Friuli. Tra le opere più significative l’Arca lapidea del Beato Bertrando del Museo di Duomo di Udine, gli affreschi della ex Confraternita dei Battuti (ora uffici anagrafe del Comune), della chiesa di S. Antonio Abate, e la statua di S. Eufemia del Museo Arcivescovile. La scelta di allestire l’esposizione nella chiesa di San Francesco intende ribadire il ruolo dell’ordine francescano nei mutamenti non solo spirituali, ma anche culturali della regione con l’introduzione dei canoni architettonici caratteristici dell’ordine, connotati dalla pianta a croce latina con unica navata, e la centralità della chiesa nella vita della città di Udine.Per informazioni
Comune di Udine
Dipartimento Politiche sociali educative e culturali
U.O. Civici Musei e Gallerie di Storia e Arte
Tel. 0432 / 271591
civici.musei@comune.udine.it
www.comune.udine.it
Il Bello dei Butti
di italiamedievale (30/10/2008 - 07:22)



Il Bello dei Butti
Rifiuti e ricerca archeologica a Faenza tra Medioevo ed Età Moderna
La spazzatura è storia, problema antico quanto l’uomo. Ma la spazzatura è anche fonte d’informazioni, talvolta d’ispirazione. Cosa, come e perché scartiamo può raccontare molto di noi. Gettato nell’immondizia, il rotto, l’imperfetto, lo sbrecciato diventa “butto”, che riemergendo a distanza di secoli rivela la sua bellezza e disegna un'epoca, un gusto, un modo di vivere, un'ispirazione. È “Il Bello dei Butti”, come illustra la mostra allestita al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza fino al 1 marzo 2009.
Difficile indicare, tra le centinaia in mostra, i reperti più rari o preziosi. È un unicum (nel panorama faentino ma non solo) la decorazione su un boccale in maiolica arcaica rinvenuto nell’area dell’Istituto d’Arte per la Ceramica: una donna che tiene un falco con la mano destra e, con la sinistra, le redini dell’uomo che sta cavalcando. Pur riferendosi all’episodio del filosofo Aristotele soggiogato dalla passione per la cortigiana Fillide, la decorazione allude allegoricamente al dominio della donna sull’uomo, un tema molto popolare sia nel Tardo Medioevo che nel Rinascimento.
Di notevole interesse anche un gruppo di piccole statuette di santi e giocattoli (fine XV-inizio XVI), una ciotola in maiolica berettina decorata con una sfera armillare tolemaica, tipico attributo dell’astrologo, un sigillo da lettera in piombo della famiglia Delfini/Zucchini, un piedistallo in maiolica compendiaria, datato al 1575, con decorazione di volpe che rincorre una lepre, un nutrito gruppo di ceramiche smaltate bianche e tre pitali decorati del XVIII secolo.
È stupefacente la quantità e qualità dei materiali recuperati negli ultimi 15 anni nei “butti” faentini, termine con cui si indica quell’insieme di ceramica, vetro, metallo, resti di pasto ed altro che veniva appunto buttato come spazzatura. Il recupero integrale di un consistente numero di “butti” -finora gli scavi ne hanno individuato 15, grazie al controllo della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna nel centro storico di Faenza in occasione di ristrutturazioni o nuove costruzioni- ha notevolmente arricchito le conoscenze archeologiche della città. Si tratta di butti datati tra la fine del XIV ed il XVIII secolo, pertinenti per lo più ad ambiti familiari ma anche a contesti religiosi e alle molte attività artigianali legate alla produzione ceramica, presenti in gran numero in città.
A Faenza, come in altre città, c’erano norme precise per lo smaltimento dei rifiuti domestici: poiché era vietato disperderli in luoghi pubblici, accadeva spesso che pozzi, cisterne e cavità sotterrane fossero riconvertite in discariche. Lo scavo dei butti ha consentito il recupero di un’ingente quantità di ceramiche prodotte a Faenza ed in altre zone d’Italia nell’arco di circa quattro secoli. Lo studio di questi materiali, perlopiù legati alle attività di preparazione, cottura e conservazione dei cibi, è per l’archeologo uno dei principali strumenti per comprendere la vita quotidiana del passato. Le stoviglie forniscono informazioni sulla cucina e sulla tavola di tutti i giorni o delle grandi occasioni, ossa e resti vegetali sulle abitudini alimentari, accessori e utensili su alcuni aspetti dell’abbigliamento e della vita di ogni giorno, e oggetti d’uso, come scaldini e pitali, sulle pratiche più intime e quotidiane.
La mostra è curata dall’archeologa Chiara Guarnieri ed è promossa dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna e dal Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza. L’esposizione si articola in due percorsi: il primo affronta il tema generale dei butti nel contesto faentino, l’altro tratta quello della produzione dell’oggetto in ceramica, dalla foggiatura al momento della sua immissione sul mercato.




Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza
Via Campidori 2 - 48018 Faenza (Ra)
tel. 0546.697311- fax 0546.27141
e-mail:info@micfaenza.org - www. micfaenza.org
Nicola da Guardiagrele, orafo tra Medioevo e Rinascimento
di italiamedievale (28/10/2008 - 09:59)
Presso la Basilica papale di Santa Maria Maggiore, martedì 28 ottobre 2008 verrà inaugurata la mostra “Nicola da Guardiagrele, orafo tra Medioevo e Rinascimento. Le opere - I restauri”, a cura di Sante Guido, che rimarrà aperta fino all’8 dicembre 2008. Saranno presenti all’inaugurazione il cardinale Bernard Francis Law, arciprete della Basilica, il direttore dei Musei vaticani Giorgio Paolucci e monsignor Michal Jagosz, prefetto del Museo della Basilica di Santa Maria Maggiore.Selectae Opere scelte tra Medioevo e Rinascimento
di italiamedievale (11/10/2008 - 08:04)
La Galleria Antichità all’Oratorio di Bologna inaugura sabato 11 ottobre 2008 alle ore 17 la pregevole Mostra “Selectae”, una prestigiosa selezione di opere dal Medioevo al Rinascimento. Con Selectae Opere scelte tra Medioevo e Rinascimento vogliamo rinnovare - sottolinea Rosalia Fornaro dell’Antichità all’Oratorio - l’appuntamento annuale con collezionisti, mercanti, storici dell’arte, presentando una selezione di opere inedite, diverse tra loro per tipologia, ma che spaziano in un arco temporale ben preciso. Una parte predominante è rappresentata dalla scultura, rispecchiando la specializzazione principale della Galleria: tra le opere esposte hanno infatti grande spicco due rilievi in stucco, uno della Bottega del Ghiberti (Firenze, 1378 ca. – 1455), raffigurante l’abbraccio dolcissimo della Vergine con il Suo Bambino, stretto teneramente al seno, in cui la vivacità del Bimbo contrasta con la rassegnata consapevolezza del volto della Madonna; l’altro è un bassorilievo a stiacciato della Bottega di Antonio Rossellino (Settignano, 1427/28 – Firenze, 1479), che si caratterizza, oltre che per l’eleganza formale della rinascimentale Madonna, anche per la ricchezza del decoro della cornice e del fondo azzurro, in cui spicca un’elaborata ghirlanda da cui pende l’insegna di S. Giorgio, opera eseguita probabilmente a Ferrara quando il Rossellino andò a scolpire la tomba del Vescovo Roverella. Non meno importanti - rileva Rosalia Fornaro - sono due sculture lignee: una rarissima Vergine Annunciata di area alpina della prima metà del secolo XIV ed una Madonna con Bambino napoletana scolpita verso il 1470. Saranno presenti anche oggetti da collezione, tra i quali una bellissima croce astile con smalti azzurri su argento, un desco da parto fiorentino, particolarmente interessante in quanto è raffigurata l’impresa di Lorenzo il Magnifico (tre piume entro l’anello con punta di diamante), sovrastata dallo stemma mediceo e da un altro con la scritta VIRENS. Il logo della mostra deriva invece da uno straordinario piatto da pompa in maiolica derutese, in cui le fattezze del purissimo profilo della donna rappresentata ricordano le soavi “Grazie” del Botticelli. Due scudi senesi da parata, decorati a motivi vegetali in pastiglia, dell’inizio del secolo XVI, ci riportano a un mondo cavalleresco e cortese. Inoltre, per rappresentare anche quel clima internazionale che si respirava in questo periodo – conclude la Fornaro - sarà esposta una rara scultura spagnola risalente al XIV secolo, raffigurante un Santo vescovo (S. Agostino?), assiso in un trono decorato a fitti motivi geometrici; un piccolo trittico da viaggio franco-fiammingo in legno di bosso dell’inizio del XV secolo, raffigurante al centro l’Annunciazione e ai lati due Santi; infine un raro pannello bifacciale dipinto nel recto con la scena della Natività, e scolpito nel verso con un affollato Hecce Homo, opera fiamminga del terzo/quarto decennio del secolo XVI. Una bella placca in smalto di Limoges della fine del ‘500, raffigurante la Deposizione dalla Croce, firmata sul verso da Jean e Pierre Reymond conclude la rassegna. Per info: Galleria Antichità all’Oratorio, Via de’ Giudei 3/d - Bologna - Tel./Fax +39 051 227370.
Archivio Ottobre 2008





Ultimi commenti
@*dtcomment*@@*titolopost*@
@*nome*@