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Archivio Marzo 2009

Monza si riveste di Giotto

di italiamedievale (23/03/2009 - 07:17)

Sarà come trovarsi davanti allo splendore di quel capolavoro, se ne subirà ugualmente il fascino, se ne scoprirà la bellezza, se ne comprenderà il valore artistico. "Il Vangelo secondo Giotto": una riproduzione fotografica in scala 1:4 della Cappella degli Scrovegni di Padova sarà ospitata nella chiesa del Sacro Cuore di Monza in via Vittorio Veneto, dal 26 marzo al 28 aprile 2009. Una mostra che valorizza uno delle più preziose bellezze artistiche del patrimonio nazionale e la genialità dell'arte di Giotto, l'artista più importante del Medioevo italiano che influenzò anche i canoni della pittura europea. Gli affreschi della piccola chiesa romanico-gotica furono commissionati al pittore fra il 1303 e il 1305 dal banchiere padovano Enrico Scrovegni: il risultato fu quello che oggi è considerato una delle massime espressioni dell'arte occidentale.

La mostra utilizzerà Explorer Navigation per portare lo spettatore all'interno della Cappella attraverso  una prima lettura dei dipinti a cui ne seguirà un'altra più avvincente: le corrispondenze verticali e frontali; le tante "triplette"; la partecipazione del mondo minerale, vegetale, animale e delle stesse archi­tetture all'Avvenimento; l'intensità parlante degli sguardi.. Tutti  particolari che si coglieranno grazie alla guida di persone preparate e appassionate. Il ciclo pittorico della Cappella sviluppa tre temi principali, ciascuno in dodici episodi, disposti sulla parete della navata: la vita di Gioacchino ed Anna; la vita di Maria; la vita, la morte e la resurrezione di Gesù. Infine lo zoccolo con le personificazioni delle sette virtù e dei sette opposti vizi capitali che conducono rispettivamente al Paradiso e all'Inferno e del grande Giudizio universale dipinto sulla controfacciata.

La mostra sarà inaugurata mercoledì 25 marzo 2009, alle 19, alla presenza delle istituzioni civili con la partecipazione di Roberto Filippetti, curatore della mostra,Giancarlo Nucci, per Arte e Fede, Mons. Silvano Provasi, decano e arciprete di Monza, Alfonso Di Lio, assessore alla Cultura, Pierfranco Maffè, assessore all'Educazione, don Felice Radice, parroco del Sacro Cuore di Triante, don Giuliano Parravicini, parroco di San Giuseppe. Seguirà il buffet e alle 21 la presentazione della mostra alla città, con una video-proiezione su maxischermo della durata di 80 minuti.

Orari di apertura martedì e giovedì 10-13, 17-21; mercoledì e venerdì 10-13, 17-19; sabato e domenica 10-13, 15-19; lunedì chiuso.

Info e contatti per gruppi e visite guidate (a partire dalla scuola dell'infanzia) 334/7622332 dalle 14 alle 16.

La mostra è organizzata dal Decanato di Monza, Diocesi di Milano, dal gruppo Arte e Fede della Parrocchia San Giuseppe di Monza, e dalla Parrocchia Sacro Cuore di Monza.

Il Polittico del Carmine di Bernardo Daddi

di italiamedievale (21/03/2009 - 19:53)

Il polittico, che viene ricostruito per la prima volta in questa mostra,  si trovava in origine nella cappella dei Santi Bartolomeo e Lorenzo nella Chiesa fiorentina di Santa Maria del Carmine. Secondo alcuni studiosi si trattava in origine di un pentittico, smembrato in una data precedente al 1745. In seguito la pala venne integrata fino a raggiungere le dimensioni di una enorme polittico a sette scomparti, mediante l’aggiunta di quattro figure di Santi di Lorenzo Monaco.
La Santa Cecilia oggi al Museo Diocesano (tagliata a mezza figura in epoca imprecisata) si trovava all’estrema sinistra. Al centro vi era la tavola con la Madonna col Bambino e due angeli musicanti già a Vienna, in collezione Lanckoronski e oggi nelle raccolte del Castello Reale del Wawel a Cracovia. Ai lati di quest’ultima stavano le due tavole con San Bartolomeo e San Lorenzo conservate alla Galleria dell’Accademia di Firenze. All’estrema destra, a pendant della Santa Cecilia, si trovava la Santa Caterina d’Alessandria (anch’essa tagliata alla medesima altezza) oggi in collezione privata.

In mosta al Museo Diocesano di Milano da sabato 21 marzo a domenica 24 maggio 2009.

Museo Diocesano
Corso di Porta Ticinese, 95
20123 Milano
Telefono e fax 02.89.42.00.19
web: www.museodiocesano.it
e-mail: info@museodiocesano.it
biglietteria: info.biglietteria@museodiocesano.it

Splendori del gotico del Patriarcato di Aquileia

di italiamedievale (14/03/2009 - 07:38)


Tre città friulane - Pordenone, Udine e Cividale - hanno nel loro patrimonio storico tre chiese dedicate a San Francesco, tutte e tre riccamente affrescate e ora dedicate a ospitare manifestazioni culturali. Un segno di unione per quelle città, cui se ne aggiunge un altro ancor più pregnante: la presenza in esse del beato Odorico, che a Pordenone ebbe i natali, e nei conventi francescani di Cividale e di Udine esercitò il proprio ministero e morì.
La fama e la santità di Odorico, che visse in pieno Medioevo, sono legate alla sua missione in Cina, di cui lasciò ampia testimonianza nella Relatio. Ora Odorico è protagonista - assieme al Patriarca di Aquileia Bertrando de Saint Geniès - della bella mostra "Splendori del gotico del Patriarcato di Aquileia", allestita fino al
19 aprile 2009 nella chiesa di San Francesco a Udine (aperta tutti i giorni, eccetto il lunedì), a cura dei Civici Musei di Storia e Arte del capoluogo friulano, con il sostegno e la collaborazione di enti vari, fra cui Banca FriulAdria-Crédit Agricole. L’istituto di credito pordenonese, assieme alla Regione, ha finanziato il restauro dei lacerti di affresco quattrocenteschi della cappella del beato Odorico da Pordenone, annessa alla chiesa ove si svolge la mostra. La quale intende rievocare la grande e feconda epoca della diffusione del Tardo gotico negli ultimi anni del potere patriarcale in Friuli, momento di grande complessità, in cui si sviluppa uno stile particolarissimo, frutto dell’incontro e del reciproco influsso di culture diverse e lontane.
Nel Medioevo si consideravano fortunate e certamente più prestigiose le città che potevano vantare un proprio santo, come S. Francesco ad Assisi o S. Antonio a Padova. Udine poté contare - essendo morto e sepolto lì - su Odorico Mattiussi, che all’inizio del Trecento era andato nella lontana Cina sulle orme di Marco Polo. Alla sua morte (1331) la vox populi e l’ordine dei Minori ne promossero la venerazione, che comportò la realizzazione di una cappella presso la chiesa del convento, interamente frescata all’inizio del Quattrocento. Dopo una serie di vicissitudini, la parte superstite degli affreschi, strappata nel periodo tra le due guerre del Novecento, è stata sottoposta a nuovo, radicale restauro. Prima che vengano ricollocati secondo la disposizione originaria, gli affreschi costituiscono la parte forse più affascinante della mostra: essa contestualizza gli affreschi stessi, la figura del beato Odorico, l’amore dei francescani per le opere d’arte e tutta l’azione di promozione culturale che la struttura ecclesiastica del Patriarcato realizzò fino all’inizio del  Quattrocento.
Manoscritti, tessuti, codici manoscritti, oreficerie, sculture, affreschi e tavole preziose, provenienti da importanti musei illustrano i molteplici influssi dell’arte europea in questo lembo d’Italia vicino al mondo tedesco ma anche sensibile ai modelli bizantini che si diffondevano lungo tutto l’Adriatico. Un apporto determinante viene anche dalle istituzioni museali e dalle biblioteche di tutta la regione. Si forma così una sorta di mappa del ricco patrimonio artistico regionale legato appunto alla cultura tardo gotica che tocca città (Gemona, Venzone, Cividale, Pordenone, Spilimbergo, San Vito al Tagliamento), chiese e monasteri, custodi di tesori di inestimabile valore artistico e storico.
Grazie alla Banca, la decorazione della chiesa di San Francesco ha recuperato l’antico splendore ed è ritornata a nuova vita (seppur gravemente mutilata). Le Storie del Beato Odorico, cronologicamente databili intorno alla metà del secolo XV, costituiscono una delle più importanti testimonianze della pittura tardo gotica in Friuli, sono state realizzate da un ignoto maestro che appare in possesso di una ancor viva matrice post-vitalesca e di forti reminiscenze trecentesche. Il ciclo, originariamente ripartito entro due arcate sulla parete sinistra della navata della chiesa di San Francesco, faceva parte della decorazione della cappella dedicata all’omonimo beato, ambiente rifatto nel 1406 e di nuovo ristrutturato nel 1440. Gli affreschi  raccontano la straordinaria esperienza del viaggio del frate pordenonese.

L’Isola del Vescovo

di italiamedievale (04/03/2009 - 16:26)


Sarà inaugurata giovedì 26 marzo 2009 presso le sale dell’Antico Ospedale degli Infermi di Comacchio la mostra archeologica “L’Isola del Vescovo”, esposizione dedicata agli scavi compiuti dal 2006 intorno alla cattedrale di Comacchio promossi dall’Amministrazione Comunale e a cura dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.
La mostra è un’occasone unica per conoscere l’origine, lo sviluppo e le trasformazioni della città di Comacchio a partire dal VI secolo dopo Cristo fino ai nostri giorni. Sarà possibile ripercorrere una storia lunga più di 1500 anni: a partire dai primi abitati in legno e dalle strutture produttive di una ricca officina artigianale per la trasformazione del ferro, fino all’impianto della prima chiesa episcopale altomedievale. Lo scavo e la mostra documentano la storia dell’epicoscopio, della cattedrale e degli edifici dell’isola episcopale, dall’VIII secolo fino alle fasi pieno medievali e di età moderna. Ovvero da quando Comacchio è al centro di una ricca rete di traffici commerciali che collegano il Mediterraneo e l’Adriatico all’Italia continentale e al nord Europa, fino all’età estense e contemporanea.
Le indagini, inoltre,  hanno documentato una importante serie di cimiteri. L’esposizione permette di conoscere da vicino la storia che queste sepolure ci raccontano: dai rituali legati alle pratiche funerarie fino alle caratteristiche antropologiche e fisiche degli antichi abitanti. Per l’età moderna è  possibile apprezzare splendidi rosari e oggetti di devozione religiosa ritrovati nelle inumazioni. La mostra, con molti allestimenti  e disegni ricostruttivi, ospita ceramiche, metalli e vetri dallo scavo. Molto significativi sono gli inediti frammenti architettonici relativi alla prima chiesa episcopale.
Lo scavo di Piazza XX Settembre raccontato dalla mostra, è stato promosso dal Sindaco Maria Cristina Cicognani e dall’Amministrazione Comunale di Comacchio. In particolare è stato sostenuto dall’Assesorato ai Lavori Pubblici (Assessore Walter Cavalieri Foschini) e dal Settore Lavori Pubblici, Partecipazioni e Tutela Ambientale (Ing. Mauro Monti, Dott. Maurizio Pajola). Le attività archeologiche si sono potute effettuare in occasione del progetto di “Recupero conservativo della pavimentazione di Piazza XX Settembre”. Il comune nel 2006  ha scelto di affidare all’Università Ca’ Foscari di Venezia il compito di condurre una Ricerca Archeologica di tipo preventivo. Si era percepita, infatti, la necessità di sfruttare archeologicamente limportante e irripetibile occasione posta dal futuro cantiere per conoscere l’entità dei depositi archeologici sepolti, prima che questi venissero coperti da una nuova e definitiva pavimentazione. Lo scavo è stato co-diretto dal prof. Sauro Gelichi dell’Università di Venezia e dal dott. Luigi Malnati, Soprintendente per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna.
Topograficamente, l’area di Piazza XX Settembre è stata di eccezionale rilevanza per le indagini in un nodo nevralgico della città altomedievale. L’opportunità di scavare sotto l’attuale sagrato ha consentito di aprire un’amplissima finestra stratigrafica e, allo stesso tempo, si sono così aperte numerose linee di ricerca, quali: la nascita dell’episcopio in età altomedievale; la definizione dei caratteri della cultura materiale di una comunità lagunare aperta ai traffici tra oriente e occidente; lo studio dei caratteri architettonici dell’edilizia religiosa; lo studio dei contesti cimiteriali e delle pratiche funerarie; l’analisi delle trasformazioni urbane di età medievale e moderna.

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