Ciao sono italiamedievale
Vedi il mio profilo


Marzo 2009

DLMMGVS
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30 31

Tag

Ultimi commenti

Nuovi post

Diffondi i contenuti

Aggiungi al mio Dada

Aggiungi al mio Dada

Condividi i contenuti

De.licio.us
Archivio Marzo 2009

Splendori del gotico del Patriarcato di Aquileia

di italiamedievale (14/03/2009 - 07:38)


Tre città friulane - Pordenone, Udine e Cividale - hanno nel loro patrimonio storico tre chiese dedicate a San Francesco, tutte e tre riccamente affrescate e ora dedicate a ospitare manifestazioni culturali. Un segno di unione per quelle città, cui se ne aggiunge un altro ancor più pregnante: la presenza in esse del beato Odorico, che a Pordenone ebbe i natali, e nei conventi francescani di Cividale e di Udine esercitò il proprio ministero e morì.
La fama e la santità di Odorico, che visse in pieno Medioevo, sono legate alla sua missione in Cina, di cui lasciò ampia testimonianza nella Relatio. Ora Odorico è protagonista - assieme al Patriarca di Aquileia Bertrando de Saint Geniès - della bella mostra "Splendori del gotico del Patriarcato di Aquileia", allestita fino al
19 aprile 2009 nella chiesa di San Francesco a Udine (aperta tutti i giorni, eccetto il lunedì), a cura dei Civici Musei di Storia e Arte del capoluogo friulano, con il sostegno e la collaborazione di enti vari, fra cui Banca FriulAdria-Crédit Agricole. L’istituto di credito pordenonese, assieme alla Regione, ha finanziato il restauro dei lacerti di affresco quattrocenteschi della cappella del beato Odorico da Pordenone, annessa alla chiesa ove si svolge la mostra. La quale intende rievocare la grande e feconda epoca della diffusione del Tardo gotico negli ultimi anni del potere patriarcale in Friuli, momento di grande complessità, in cui si sviluppa uno stile particolarissimo, frutto dell’incontro e del reciproco influsso di culture diverse e lontane.
Nel Medioevo si consideravano fortunate e certamente più prestigiose le città che potevano vantare un proprio santo, come S. Francesco ad Assisi o S. Antonio a Padova. Udine poté contare - essendo morto e sepolto lì - su Odorico Mattiussi, che all’inizio del Trecento era andato nella lontana Cina sulle orme di Marco Polo. Alla sua morte (1331) la vox populi e l’ordine dei Minori ne promossero la venerazione, che comportò la realizzazione di una cappella presso la chiesa del convento, interamente frescata all’inizio del Quattrocento. Dopo una serie di vicissitudini, la parte superstite degli affreschi, strappata nel periodo tra le due guerre del Novecento, è stata sottoposta a nuovo, radicale restauro. Prima che vengano ricollocati secondo la disposizione originaria, gli affreschi costituiscono la parte forse più affascinante della mostra: essa contestualizza gli affreschi stessi, la figura del beato Odorico, l’amore dei francescani per le opere d’arte e tutta l’azione di promozione culturale che la struttura ecclesiastica del Patriarcato realizzò fino all’inizio del  Quattrocento.
Manoscritti, tessuti, codici manoscritti, oreficerie, sculture, affreschi e tavole preziose, provenienti da importanti musei illustrano i molteplici influssi dell’arte europea in questo lembo d’Italia vicino al mondo tedesco ma anche sensibile ai modelli bizantini che si diffondevano lungo tutto l’Adriatico. Un apporto determinante viene anche dalle istituzioni museali e dalle biblioteche di tutta la regione. Si forma così una sorta di mappa del ricco patrimonio artistico regionale legato appunto alla cultura tardo gotica che tocca città (Gemona, Venzone, Cividale, Pordenone, Spilimbergo, San Vito al Tagliamento), chiese e monasteri, custodi di tesori di inestimabile valore artistico e storico.
Grazie alla Banca, la decorazione della chiesa di San Francesco ha recuperato l’antico splendore ed è ritornata a nuova vita (seppur gravemente mutilata). Le Storie del Beato Odorico, cronologicamente databili intorno alla metà del secolo XV, costituiscono una delle più importanti testimonianze della pittura tardo gotica in Friuli, sono state realizzate da un ignoto maestro che appare in possesso di una ancor viva matrice post-vitalesca e di forti reminiscenze trecentesche. Il ciclo, originariamente ripartito entro due arcate sulla parete sinistra della navata della chiesa di San Francesco, faceva parte della decorazione della cappella dedicata all’omonimo beato, ambiente rifatto nel 1406 e di nuovo ristrutturato nel 1440. Gli affreschi  raccontano la straordinaria esperienza del viaggio del frate pordenonese.

Archivio Marzo 2009