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Archivio Maggio 2009

Museo Casa di Dante: nuova sala dedicata ai Medici e agli Speziali

di italiamedievale (27/05/2009 - 07:08)


Materiali della farmacopea medievale e strumenti della Farmacia di Santa Maria Novella. Si arricchisce il Museo Casa di Dante, col nuovo allestimento della prima sala che, da semplice ingresso al Museo, diventa invece un omaggio all’Arte dei Medici e Speziali. «Adesso, oltre alla Madonna della Misericordia del Bargello, che mostra la più lontana immagine della Firenze di allora, i visitatori potranno fare un tuffo nella farmacopea del periodo di Dante», evidenzia il professor Silvano Fei, presidente dell’Unione Fiorentina–Museo Casa di Dante. L’inaugurazione del nuovo allestimento della sala avverrà giovedì 28 maggio 2009 alle 18.30, alla presenza del professor Fei, del presidente della Provincia Matteo Renzi, dell’assessore alla cultura Eugenio Giani e di Paolo Del Bianco, presidente della Vivahotels – Fondazione Romualdo Del Bianco.


All’evento, in collaborazione con l’associazione culturale Ondus, parteciperanno anche rappresentanti delle aziende che hanno fornito i materiali esposti nella sala, ovvero Aboca Museum e la Farmacia di Santa Maria Novella. Con l’occasione l’attore Farfarello, che quotidianamente recita Dante nella piazzetta di Santa Margherita, si cimenterà poi in un canto della Divina Commedia. «Nella prima sala del Museo abbiamo realizzato una bacheca in cui ci sono sia prodotti floreali che minerali. Un tempo, infatti, per scopi curativi venivano triturate anche le pietre preziose. Basti pensare a Lorenzo il Magnifico, che prima di morire fu curato anche con zaffiri triturati», spiega Fei. In mostra, troviamo dunque piante medicinali, officinali e minerali. Insieme alle copie degli strumenti usati all’epoca. Inoltre, il Museo Casa di Dante - che è stato riaperto nel settembre 2005 dopo tre anni di chiusura dovuti ai lavori di ristrutturazione curati dal Comune di Firenze, e riallestito grazie al contributo dell’Ente Cassa di Risparmio e Vivahotels, - si è arricchito degli stemmi araldici dei maggiori personaggi di cui parla l’Alighieri: da Farinata degli Uberti a Pia de’ Tolomei, passando per Paolo e Francesca e il Conte Ugolino.

Ma le novità non si fermano qui. «Faremo delle bacheche con frammenti di armi del periodo dantesco – annuncia il presidente dell’Unione Fiorentina -. Un’altra bacheca sarà invece dedicata alla lavorazione dei gioielli del periodo. Infine, verrà sistemato un pannello che riproduce la Porta dell’Inferno di Auguste Rodin, il cui originale è a Parigi».

«Stiamo anche ristrutturando la vetrinetta di Brunetto Latini – aggiunge Fei -. Abbiamo lo stemma araldico della famiglia insieme a copie di frammenti di codici miniati su Brunetto, oltre a frammenti relativi a ‘Le livre du tresor’». Il Museo Casa di Dante è nato nel settimo centenario della nascita del poeta. L’edificio, al momento della riapertura, fu definito «il più autentico dei falsi» da Vittorio Sermonti. In realtà il Museo nasce secondo criteri essenzialmente di carattere storico-didattico, nel tentativo di ricostruire la Firenze due-trecentesca vissuta da Dante, rintracciabile negli elementi essenziali quali torri, chiese, palagi e ponti tuttora esistenti.

I colori di Montefiore

di italiamedievale (20/05/2009 - 11:34)


Decine di boccali, coppe e bacili decorati con ritratti e cartigli, lettere gotiche e festoni, motivi geometrici e simbolici, dallo stemma degli Angiò al monogramma di San Bernardino. La quantità di maioliche antiche recuperate negli scavi del castello è impressionante. I colori sono il blu, il giallo, l’ocra, il verde ramina e il bruno manganese, gli stessi del paesaggio che si ammira dalla fortezza. Sono loro gli ispiratori della mostra “I colori di Montefiore”, allestita nella Rocca malatestiana di Montefiore Conca (RN) dal 22 maggio fino al 22 novembre 2009.

L’esposizione illustra gli scavi archeologici condotti in ampie zone del piano di corte e mostra una parte dei reperti recuperati. Oltre ad individuare strutture più antiche rispetto alla costruzione del castello - edificato dai Malatesta tra il 1337 e il 1347 -, gli scavi hanno portato in luce l’antico tetto della rocca, con i coppi e gli scarichi originari, una cisterna-pozzo per il recupero dell’acqua piovana e una serie di fosse da butto in muratura.
La costruzione di queste fosse (l’ultima è stata usata fino all’abbandono del castello, nel ‘600, ed era ancora semivuota) rivela attenzione per gli aspetti igienici oltre che funzionali. Le fosse erano usate in sequenza e quando una era piena la si chiudeva con una lastra, saldata per evitare cattivi odori. Gli scarichi dei materiali dentro le fosse hanno prodotto una successione di strati che ha permesso di ricostruire tre secoli di vita della rocca e le abitudini dei suoi abitanti, oltre al recupero di centinaia di maioliche. I pezzi rinvenuti consentono di datare perfettamente le fasi d’uso della rocca e illustrano i collegamenti commerciali ed economici dell’epoca.
Questa mostra espone i primi 12 reperti restaurati che costituiscono una campionatura della produzione ceramica tra la seconda metà del XIV e gli inizi del XVII secolo. Altri 40 pezzi saranno disponibili al termine del cantiere-scuola di restauro che inizierà il 18 maggio, coordinato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna.
Ci sono pezzi in maiolica arcaica, datati dalla seconda metà del XIV secolo e tipici della prima epoca malatestiana, come i due boccali decorati, uno con un uomo barbuto e l’altro con lo stemma dei Malatesta, uno scudo con bande trasversali a scacchiera, sormontato da una G con terminazioni a testa di drago, attribuibile a Galeotto.
Il XV secolo è rappresentato da sei pezzi di notevole fattura. Sono presenti in pratica tutte le fasi delle produzioni di maiolica, dalle zaffere a rilievo alle maioliche in stile “gotico-floreale” con cartigli e motivi simbolici. I rapporti con i Montefeltro sono attestati da un piatto da esposizione con l’aquila coronata, stemma della famiglia, mentre su un grande boccale spiccano due mani che si stringono accompagnate dalla scritta FIDES, motivo tipico della simbologia amorosa rinascimentale.
Il XVI secolo presenta maioliche in stile “alla porcellana” e in “graffita rinascimentale”, fino ai più tardi “compendiari” di produzione faentina che datano le ultime fasi d’uso della Rocca.
La maggior parte dei reperti sono riconducibili a produzioni romagnole mentre sono piuttosto rari i pezzi dalle Marche e dal ferrarese. I vetri invece sono per lo più di produzione veneziana.
La mostra, promossa dal Comune di Montefiore Conca, è organizzata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna e da Simone Biondi (Tecne srl di Riccione), con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini e con la collaborazione della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Ravenna.

Bologna città delle Torri

di italiamedievale (19/05/2009 - 07:40)


Mercoledì 20 maggio 2009
verrà inaugurata la mostra Bologna città delle torri organizzata dal Comune di Bologna con il supporto scientifico dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna, Dipartimenti di Paleografia e Medievistica e Ingegneria delle Strutture, dei Trasporti, delle Acque, del Rilevamento e del Territorio (DISTART), con il sostegno della Fondazione del Monte e il patrocinio dell’Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna e della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici.

La mostra Bologna città delle torri propone, per la prima volta, un’ ampia rassegna dell’iconografia di Bologna turrita attraverso una successione di 32 grandi pannelli  compositi, con oltre 500 immagini, distinte per tipologia (miniature, sculture, dipinti, tarsie ecc) e ambito cronologico. Essi consentono di ripercorrere l’evoluzione dell’immagine della città a partire  dalle  più antiche manifestazioni, nella seconda metà del XIV secolo. Partendo dai primi esemplari scultorei e dalle miniature del ‘300,  si individuano le soluzioni degli artisti rinascimentali,  i tratti intensi della pittura del ‘500 e del ‘600,  per poi rivisitare l’esperienza di cartografi e vedutisti tra ‘700 e ‘800, e giungere al paesaggio romantico, allo scorcio pittoresco, alla veduta suggestiva della pittura felsinea del secolo XIX. Si propongono inoltre gli esiti più recenti della rappresentazione grafica delle torri, nella propaganda, nella pubblicità, nelle cartoline e nel racconto fotografico.
Due pannelli vengono dedicati a quella che può considerarsi la maggiore “novità” della mostra: originali accostamenti fra alcune opere di Giorgio Morandi e vedute della città di Bologna in cui svettano le torri propongono in uno dei due pannelli inaspettate analogie. Nell’altro, rappresentazioni della Bologna-scrigno diffuse nella pittura Bolognese tra XV e XVII secolo e associate ad alcune nature morte dell’artista rivelano una traccia comune che riemerge nell’opera dei pittori bolognesi e ne avvicina teneramente gli esiti. Morandi lascia emergere dalla memoria una Bologna trasfigurata ma ben riconoscibile che si colloca sulle orme dei grandi  protagonisti della pittura bolognese da Francesco Francia a Guido Reni attraverso i Carracci fino ad Antonio Basoli. Quattro pannelli sono infine dedicati al restauro dell’Asinelli e della Garisenda e ai temi del monitoraggio e della conservazione delle torri. La mostra sarà inoltre corredata da proiezioni multimediali a cura di Articolture s.r.l.
L'allestimento multimediale proposto intende da un lato ripercorrere l'iconografia di San Petronio nel corso dei secoli, dall'altro configurare l'antico e l'attuale panorama del patrimonio turrito di Bologna. Il tutto è stato realizzato in animazione e motion graphic.

Coordinamento Scientifico: Claudio Ceccoli, Giampiero Cuppini;
Responsabile Ricerca storica e artistica: Anna Laura Trombetti;
Ricerca iconografica: Laura Pasquini;
Referenti Sezione Tecnico- Scientifica: Gilberto Dallavalle, Giada Gasparini;
Coordinamento Grafico e Operativo: Claudia De Lorenzi;
Realizzazioni Grafiche: Milena D’Acunto, Giulia Gambi;
Realizzazioni Multimediali: Articolture s.r.l.

Il convegno "Bologna città delle torri" che si terrà il 20 maggio presso l'Auditorium Enzo Biagi, in sala Borsa, verterà, nella prima parte, all'esposizione storico iconografica della città turrita, mentre nella seconda parte sarà esposto il tema tecnico costruttivo, compreso il consolidamento delle torri, passato e futuro, e il sistema di monitoraggio e controllo previsto.

La mostra rimarrà aperta fino al 20 giugno 2009.

Urban Center Bologna
Salaborsa - Piazza Nettuno, 3 Bologna
tel.
051 2194455 - fax 051 2194454
e-mail: info@urbancenterbologna.it

I segni dell'autorità. Sigilli dei frati ospitalieri di Altopascio

di italiamedievale (04/05/2009 - 06:19)


Per  la prima volta saranno esposti al pubblico venti antichi sigilli che vanno dal XII al XIV Secolo e provenienti da vari musei e archivi italiani. “I segni dell’Autorità. Sigilli dei frati ospitalieri di Altopascio” è il titolo della mostra che si inaugurerà ad Altopascio nei locali del vecchio Ospedale in Piazza Ospitalieri,  il prossimo 9 maggio per concludersi il 23 maggio 2009.

Si tratta di un'esposizione di sigilli dei frati ospitalieri, ovvero dei segni che, per l’autorità che i titolari ricoprivano,  venivano usati al posto della firma per convalidare atti riguardanti l’Ospedale o una “obedientia”, cioè una casa dipendente, o nei quali la presenza di una frate di Altopascio era indispensabile per la legalizzazione del documento.

Un altro tassello della nostra storia antica – spiegano il sindaco Maurizio Marchetti e l’assessore alla cultura Nicola Fantozzi - che permetterà a tutti di apprezzare l’alto livello organizzativo e l’autonomia che l’ospedale altopascese aveva a quel tempo. Questa mostra, importante anche sotto il profilo culturale e gradevole anche per la qualità dei sigilli stessi, arricchirà il già elevato grado di conoscenza della nostra storia che certamente presenta tratti di interesse assoluto.

Gli esemplari presentati, alcuni dei quali di ottimo livello artistico, provengono dalle collezioni dei musei di Torino, Cagliari, Siena, Firenze, Roma, ed è la prima volta che saranno esposti al pubblico. Questo campo della ricerca storica, se pur specialistico, riveste grande interesse anche per il pubblico dei non addetti ai lavori perché tocca i campi più disparati: dalla storia dell’arte, al diritto, alla storia sociale.

Questa raccolta è il frutto di un anno e mezzo di ricerche effettuate nei musei italiani da Franca Maria Vanni che ha raccolto gli esemplari originali dei sigilli (cerei o matrici bronzee) adoperati, dal medioevo alla fine del XVI secolo, dai diversi membri dell’ Ordine di San Iacopo di Altopascio e comprendere la loro  funzione in età medievale come alternativa alla firma. Già noti nel campo dell’erudizione antiquaria del XVIII secolo, la prima segnalazione di essi si ha solo nella seconda metà dell’Ottocento a corredo illustrativo della pubblicazione di documenti d’archivio nei quali era citato il nome di un maestro inciso anche sul sigillo, i sigilli dei frati ospitalieri non sono mai stati oggetto di uno studio specifico anche perché se ne conoscevano le immagini da disegni ma, per la grande maggioranza di essi, era del tutto sconosciuta la sorte subita dai pezzi originali, se dispersi o finiti in qualche raccolta museale.

Questa mostra rappresenta quindi una occasione per poter ammirare questi frammenti significativi di storia e scoprire nello stesso tempo un aspetto della vita monastica e sociale del medioevo ai più sconosciuta. Rimarrà aperta fino al 23 maggio tutti i giorni dalle 15 alle 19, il giovedì, il sabato e la domenica dalle 10  alle 13 ad ingresso libero.

Per informazioni: Ufficio Turismo Comune di Altopascio, telefono 0583216280.

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