I costumi dei Longobardi tra storia e cinema

I Longobardi, il popolo germanico che ha lasciato sul nostro Sannio segni di storia, monumenti e di leggende rivive la sua grandezza come suggestione del passato nella mostra realizzata da Giulia Mafai, celebre scenografa e costumista con il supporto dell’amministrazione provinciale, della Regione Camoania e di Francesco Barbato, consigliere delegato di Art Sannio. In mostra a Benevento, sia presso la sala dell’acquedotto alla Rocca dei Rettori (nell'immagine) sia al Museo del Sannio, vi sono meravigliose creazioni che ripropongono l’atmosfera rarefatta del popolo longobardo. Alla Rocca sono in esposizione i costumi realizzati dal mitico Danilo Donati e di Franca Squarciapino entrambi premi Oscar.
Giulia Mafai ci tiene a precisare che la bellezza degli abiti di sartoria teatrale sono molto più realistici, più veritieri di quelli utilizzati per la televisione. “In teatro c’è bisogno di creare emozioni del tempo medievale con un’accuratezza e una precisione da sfiorare il vero, mentre in televisione c’è l’esigenza di rendere meno brutto anche un mendicante”. È il caso dei costumi in esposizione al Museo del Sannio, decisamente più ‘belli’ meno impattanti di quelli alla Rocca.
Giulia Mafai è innamorata del Sannio e ogni sua iniziativa deve esprimere il meglio. Già a Sant’Agata de’ Goti nell’ambito della kermesse Sannio FilmFest si è battuta per la riapertura e la ristrutturazione del Castello per realizzare un museo, adesso a Benevento per far rivivere con passione il medioevo. Erroneamente considerato solo un secolo buio ma che è riuscito a regalare, in particolare alle nostre terre, momenti di grande splendore e ricchezza attraverso la fusione tra il popolo germanico con quello latino. «Il mio - dichiara la Mafai - è un modo inusuale di fare storia. In questo percorso sono stata aiutata da un giovane talento, Massimo Cantini Parrini che ha curato l’allestimento relativo a Federico Barbarossa»
Come sempre la storia va letta, riletta e interpretata attraverso tutte le manifestazione della società. E quella di immaginare la vita e di ricostruirla anche attraverso i costumi, le armature, i gioielli è come fare un salto nel passato con i nostri avi, quindi con la nostra storia e la nostra vita di oggi.
La mostra è visitabile fino all’8 dicembre 2009.
Orari di apertura: lunedì: chiuso; da martedì a venerdì: mattina su prenotazione – pom: dalle 16,00 alle 20,00; sabato e domenica: dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 16,00 alle 20,00.
Chiostro del Museo del Sannio: lunedì chiuso; da martedì a domenica: dalle 9,00 alle 19,00.
Racconti di storia dell'arte

Appuntamenti d'arte dal 19 settembre al 18 ottobre 2009 per tutti i 'fine settimana' con ''Racconti di storia dell'arte. Luoghi, uomini e idee dall'eta' classica al medioevo'', con ingresso libero fino ad esurimento dei posti disponibili (informazioni: 060608; www.museiincomuneroma.it; www.zetema.it). Ogni sabato sera (ore 21.30) e ogni domenica mattina (ore 11.30), alternandosi all'interno di alcune fra le piu' conosciute ed amate sedi museali di Roma (Museo dei Fori Imperiali Mercati di Traiano, Tempio di Adriano e Palazzo delle Esposizioni), si svolgera' un ciclo di incontri sulla storia dell'arte, un percorso che parte dal periodo classico per arrivare al Medioevo, attraversando mondi e culture ancora oggi di inesauribile vitalita'.
Gli incontri del primo ciclo, animati dall'utilizzo di strumenti multimediali e della musica, saranno condotti da undici esperti, studiosi e grandi divulgatori. Apre la serie di appuntamenti il Sovraintendente ai Beni Culturali del Comune di Roma Umberto Broccoli. Poi seguiranno gli incontri tenuti da: il Soprintendente per i Beni Archeologici di Roma Angelo Bottini, il Professore di Storia Medioevale nell'Istituto Italiano di Scienze Umane / Istituto di Studi Umanistici Franco Cardini, il Professore di Antichita' Greche e Romane all'Universita' di Perugia Filippo Coarelli, il Professore di Storia Medioevale all'Universita' di Roma ''La Sapienza'' Paolo Delogu, la Professoressa di Archeologia alla Seconda Universita' di Napoli ''S. Maria Capua Vetere'' Serena Ensoli, il Professore di Storia Medioevale all'Universita' di Roma ''La Sapienza'' Ludovico Gatto, il Professore di Archeologia e Storia dell'Arte Greca e Romana all'Universita' di Roma ''La Sapienza'' Eugenio La Rocca, la Professoressa di Civilta' Bizantina all'Universita' di Siena Silvia Ronchey, il Professore associato di Archeologia all'Universita' di Roma ''La Sapienza'' Stefano Tortorella e il Professore di Storia Medioevale all'Universita' degli Studi ''RomaTre'' Jean Claude Maire Vigueur.
La suggestione dei temi trattati nei ''Racconti di storia dell'arte'' prosegue in libreria, grazie alla collaborazione con ARION, il principale circuito di librerie indipendenti della citta' di Roma. Tutti i partecipanti alle conferenze riceveranno uno speciale coupon con il quale potranno acquistare testi di Storia e Storia dell'Arte scontati del 15% sul prezzo di copertina.
Il Polittico di Badia di Giotto ritorna agli Uffizi
Ritorna nella Galleria degli Uffizi, dopo essere stato sottoposto a restauro, il Polittico di Badia di Giotto. La presentazione dell'opera si terra' martedi' 15 settembre 2009 a Firenze, nella sala di San Pier Scheraggio del museo. Il Polittico sara' visibile, gratuitamente, per due settimane. Il restauro e' stato realizzato sotto la guida di Angelo Tartuferi, direttore del Dipartimento Arte dal Medioevo al Quattrocento degli Uffizi a Firenze. ''Il lavoro magistrale di esperti scientifici e di restauratori - sottolinea la soprintendente del Polo museale fiorentino, Cristina Acidini - ha rimesso in valore anzitutto le parti originali di una pellicola che non si puo' non definire in vaste aree disastrata, chinandosi con la medesima amorosa attenzione sui sacri personaggi e sui raffinatissimi ornati che li inquadrano e li esaltano, in un'interpretazione olistica del polittico in cui tutto, a partire dal supporto ligneo, concorre alla qualita' dell'insieme''. Il Polittico e' composto di cinque scomparti a cuspide triangolare: in quello centrale e' raffigurata la Madonna col Bambino, a mezza figura; nei laterali, da sinistra, i santi Nicola di Bari, Giovanni evangelista, Pietro e Benedetto, anch'essi a mezza figura (identificabili, oltre che per la tipologia e gli attributi, per le iscrizioni sul fondo); nelle cuspidi sono dei tondi con busti di angeli e, al centro, di Cristo benedicente. E' stato conservato a lungo nel convento e poi nel Museo dell'Opera di Santa Croce, dove Ugo Procacci riusci' a identificarne l'effettiva provenienza dalla chiesa di Badia, da cui era stato rimosso con la soppressione napoleonica dei conventi (1810). In questo modo è stata definitivamente confermata l'attribuzione a Giotto che, proposta per la prima volta da Henry Thode alla fine dell'Ottocento, aveva destato qualche incertezza nella critica: infatti nei Commentari di Lorenzo Ghiberti si fa riferimento alla tavola dell'altar maggiore di Badia come a un'opera del maestro. Nel 1451-1453 il polittico, seguendo il gusto dell'epoca, venne portato alla forma rettangolare con l'aggiunta di una nuova cornice e di quattro cherubini eseguiti dal pittore Jacopo d'Antonio; questi elementi vennero rimossi in occasione del restauro del 1958, eseguito da Leonetto Tintori e Alfio Del Serra. L'opera, scampata all'alluvione del novembre 1966, è stata poi esposta agli Uffizi e nel 2000 ha subito un intervento di manutenzione da parte di Mario Celesia. Nonostante il modesto stato di conservazione, il Polittico appare un'opera di grande impegno, in cui il pittore prosegue la ricerca di corposità e spazialità delle Storie di San Francesco ad Assisi, arricchendola con un'eleganza e un'attenzione ai particolari cha caratterizzano le sue opere della fase immediatamente successiva, come il Crocifisso del Tempio Malatestiano di Rimini o la tavola con le Stigmate di San Francesco del Musèe du Louvre a Parigi (proveniente dalla chiesa di San Francesco a Pisa); per questo motivo si propone di solito una datazione entro il 1300, certamente prima della trasferta a Padova per la decorazione della cappella degli Scrovegni.





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