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Medioevo oltre la leggenda
di italiamedievale (02/05/2009 - 05:47)
L’associazione culturale “Rosa di Jericho”, già presente sul territorio con iniziative che hanno riscosso il consenso da parte dei fruitori, intende dare origine ad un progetto significativo di promozione e diffusione della cultura che accompagni e motivi la valorizzazione del Castello di Mola di Bari. Si tratta della ricostruzione storica del Medioevo attraverso l’esposizione di manufatti medievali per stimolare l’attenzione del pubblico, adulto e non, verso uno spaccato della vita del tempo. A partire da armi, abiti, oggetti di vita quotidiana e strumenti di tortura, riprodotti con rigore filologico e scientifico. La Mostra si terrà dal 2 al 10 maggio 2009 nei seguenti orari 9:30 - 13:00 e 18:00 – 21:30. Il costo del biglietto d’ingresso è di € 3,00.
Per informazioni e prevendita: 080/4744287 - 340/2422092 oppure ci si può recare nella sede dell’associazione sita nei locali del fossato del Castello con ingresso dal Lungomare Dalmazia dalle 18 alle 21.
Per informazioni e prevendita: 080/4744287 - 340/2422092 oppure ci si può recare nella sede dell’associazione sita nei locali del fossato del Castello con ingresso dal Lungomare Dalmazia dalle 18 alle 21.
1087: I costumi della tradizione
di italiamedievale (20/04/2009 - 09:47)

Alla Sala Murat di Piazza del Ferrarese a Bari torna dal 6 al 17 maggio 2009 “1087: I costumi della traslazione" la mostra sui costumi della Bari dell’XI secolo, epoca dell’arrivo in città delle reliquie di S. Nicola, ‘rivissuta’ attraverso i magnifici abiti realizzati dalla Artelier Casa d’Arte di Bari. Nell’intento di celebrare la cultura cosmopolita di cui il Santo di Myra può considerarsi un simbolo, è stata concepita questa esposizione che lo scorso anno, accanto a quelli di alcuni dignitari, ha avuto al suo centro soprattutto i costumi dei marinai che fecero l’impresa della traslazione dal Medio Oriente in Puglia delle spoglie del Santo. Quest’anno saranno invece protagonisti 30 costumi delle famiglie nobili bizantine e normanne che a suo tempo furono presenti sul territorio, oltre a quelli di alcuni rappresentanti del clero bizantino (gli ‘igoumeni’). Non mancherà tuttavia la riproposizione di alcuni esemplari già apparsi nella precedente mostra, per un totale di 70 elementi.
Nella preparazione di questi costumi, disegnati da Luigi Spezzacatene e realizzati quali prodotti di finissimo artigianato, è stato profuso un notevole impegno che ha coinvolto maestranze rigorosamente baresi, in un’ottica di valorizzazione delle risorse e dei talenti del territorio.
La produzione è stata preceduta da un attento studio, che lo stesso ideatore della esposizione, il costumista Spezzacatene, avvalendosi del supporto di valenti studiosi ha condotto sulle fonti storiche e iconografiche. In particolare sono stati consultati gli Exultet I, II, III della Cattedrale di Bari, il Codice Cassinese, il Codice Diplomatico Barese, il “menologion” del dittico del monastero di Santa Caterina sul Monte Sinai, varie icone processionali e l'arazzo di Bayeux. Preziosa è stata la consulenza del prof. Nino Lavermicocca, già direttore archeologo della Soprintendenza Archeologica della Puglia. Da altre numerose fonti hanno invece tratto ispirazione le musiche originali, per l’occasione composte da Vito Armenise.
L’attività di studio che ha preceduto la mostra avrà ampia parte nei testi che arricchiscono il Catalogo della Mostra intitolato “1087: I costumi della traslazione – Normanni e bizantini” (ed. Pagina), curato da Luigi Spezzacatene. E’ una pubblicazione che documenta infatti il prezioso lavoro di ricerca preliminare e che all'eleganza delle immagini accosta approfondimenti critici di illustri studiosi e personaggi dell'ambiente culturale barese. L’opera è a tiratura limitata di 500 copie tutte numerate a mano, di cui solo 150 arricchite da un prezioso sigillo ceramico riproducente l'originale in piombo dell'abate Elia, custodito presso l'Archivio della Basilica di San Nicola di Bari. I sigilli sono stati realizzati con cura artigianale dagli allievi della scuola elementare “Corridoni” sotto la direzione di Spezzacatene all'interno di un apposito laboratorio di ceramica attivato con i fondi PON dell'istituto. A tal proposito è il caso di rilevare l’apprezzabile valore didattico di un’esposizione che nasce da un lavoro di squadra che ha coinvolto allievi e docenti dell'Istituto Professionale “Luigi Santarella” - Settore Moda, della SMS “ G.Carducci”, della Scuola Elementare “F. Corridoni”, dell'Accademia di Belle Arti di Bari. Va anche rimarcata la importante logica di sistema che ha portato gli organizzatori a coinvolgere nell’iniziativa il contributo di una serie di soggetti locali come il Museo Diocesano, la Basilica Pontificia San Nicola, l'Università degli Studi di Bari assieme a vari professionisti del settore dello spettacolo.
Inoltre, volendosi offrire un innovativo modello di valorizzazione delle eterogenee risorse territoriali, si è pensato fosse utile elaborare un programma d'intervento organico che permettesse una interazione tra Istituzioni politiche (Assessorati alle Culture del Comune, della Provincia di Bari e della Regione Puglia), subito pronunciatesi favorevolmente attraverso la concessione di patrocini e supporti, e altri enti, sia pubblici che privati, operanti nel campo della cultura e del turismo di qualità. Infatti parallelamente al momento espositivo sono previste delle innovative aree di interesse che consistono nell’elaborazione, congiuntamente con la S.M.S. “Carducci” ed associazioni eno-gastronomiche come Slow Food e Associazione Italiana Sommelier, di tre menù-tipo dedicati alla gastronomia medievale, che saranno realizzati da diversi esercizi di ristorazione del borgo antico (ribattezzati “osterie di San Nicola”) contrassegnati da apposite vetrofanie con logo di Slow-food ed A.I.S. che identificheranno i locali aderenti all'iniziativa. Una serie di conferenze di storici ed esperti, che avranno ad oggetto la città di Bari dell'XI sec., la sua multietnicità e la storia delle sue tradizioni, faranno poi da interessante corollario alla mostra, il cui orientamento è quello di coniugare il rilancio della creatività artistica locale con la conoscenza del patrimonio storico cittadino contribuendo a trasformare la città in meta turistica e non in semplice terra di transito. Coerentemente con il valore anche didattico della mostra gli organizzatori hanno infine previsto la possibilità, per le scuole di ogni ordine e grado, di prenotare apposite visite guidate attraverso un link sul sito web della mostra: www.1087.eu.
Tutta questa interessantissima operazione culturale è il risultato del lavoro di una realtà artistica e aziendale come Artelier Casa d'Arte che riunisce l'esperienza di Luigi Spezzacatene - maturata in più di un decennio nel campo teatrale e cinematografico (nei settori della scenografia e del costume) - con quella dei suoi più stretti assistenti, consentendole di raggiungere il risultato di prestigiose collaborazioni con alcuni dei più importanti enti teatrali nazionali.
Matilde e il tesoro dei Canossa, tra castelli e città
di italiamedievale (18/08/2008 - 07:17)
CANOSSA. Inizia il conto alla rovescia per l'inaugurazione «Matilde e il tesoro dei Canossa, tra castelli e città», la prima mostra che Reggio dedica a una delle donne più potenti e influenti del Medioevo e all'eredità culturale che ha lasciato su una regione che va dalla Pianura Padana alla Toscana. Dal 31 agosto 2008 fino all'11 gennaio 2009 saranno quattro le sedi che ospiteranno ben 215 opere provenienti da tutto il mondo: palazzo Magnani, il museo Diocesano e i musei Civici di Reggio e il museo Campanini di Canossa. Sarà anche l'occasione per ripercorrere le orme della Comitissima visitando i suo castelli a Canossa, Carpineti, Sarzano, Rossena e la residenza di Bianello. Dove, il 26 settembre prossimo, sarà consegnato il Premio Matilde di Canossa.La mostra non sarà solo incentrata sui principali eventi politici dell'epoca - come l'incontro tra Matilde e papa Gregorio VII con il cugino Enrico IV o il Concilio indetto a Guastalla da Pasquale II - ma approfondirà altri aspetti fino a oggi non del tutto indagati e che riguardano la costruzione di cattedrali, la fondazione di monasteri, i testi letterari, pitture e immagini miniate. Tutte testimonianze architettoniche, scultoree, pittoriche e letterarie capaci di rivelare se, come sostiene parte dell'attuale ricerca storiografica, ci fu veramente una sorta di «programmazione dell'immagine» elaborata appunto in quell'epoca del Papato con il sostegno dei Canossa.
Per questo, la mostra si avvale di prestiti di grande rilievo e provenienti dai maggiori musei italiani e internazionali: tra cui i Musei Vaticani, il Bargello di Firenze, l'Archeologico di Napoli, la Princeton University.
«Per la prima volta - dichiara Arturo Calzona, il curatore della mostra - dagli Stati Uniti arriveranno due pezzi della recinzione presbiteriale della cattedrale, venduti probabilmente agli inizi del Novecento. E per la prima volta i reggiani potranno ammirare i grandi codici miniati di San Prospero, un grosso salterio proveniente da Manchester, due testi miniati da Oxford, l'eccezionale sarcofago di Ruggero I da Napoli, dalla Francia altari protatili di cultura lorenese». «Perchè uno degli obiettivi di questa mostra è proprio quella di raggruppare cose mai viste in ambito reggiano - sottolinea - ma tutte provenienti o legate alla storia di questo territorio, riunire per la prima volta tutti quei pezzi erratici, sparsi in chiese e musei diocesani, per comprendere il patrimonio di sculture e di immagini di Matilde e di Canossa».
«Il vero tesoro di Matilde - aggiunge il professor Massimo Mussini, uno degli esperti che fa parte del Comitato scientifico - al di là delle corone, delle suppellettili religiose, dei calici e delle lampade d'oro fatte fondere dalla contessa per sostenere il Papa nella guerra contro l'imperatore Enrico IV, consiste proprio nei possedimenti territoriali di Matilde, che da Canossa, la Pianura padana e la Toscana si estendevano fino all'Alsazia e alla Lorenza. Un tesoro, peraltro assai poco conosciuto da parte del grande pubblico, formato da castelli, monasteri, ponti e strade, fondamentale per comprendere l'importantissimo ruolo ricoperto dal territorio reggiano in questo momento della storia del nostro continente in cui, proprio grazie a Matilde, si può ben dire che nacque l'idea della moderna Europa, intesa non come un territorio diviso in mille stati».
Tra i promotori della mostra la Provincia, la Diocesi di Reggio e Guastalla, il Comune di Reggio, la Fondazione Manodori.
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