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I colori di Montefiore

di italiamedievale (20/05/2009 - 11:34)


Decine di boccali, coppe e bacili decorati con ritratti e cartigli, lettere gotiche e festoni, motivi geometrici e simbolici, dallo stemma degli Angiò al monogramma di San Bernardino. La quantità di maioliche antiche recuperate negli scavi del castello è impressionante. I colori sono il blu, il giallo, l’ocra, il verde ramina e il bruno manganese, gli stessi del paesaggio che si ammira dalla fortezza. Sono loro gli ispiratori della mostra “I colori di Montefiore”, allestita nella Rocca malatestiana di Montefiore Conca (RN) dal 22 maggio fino al 22 novembre 2009.

L’esposizione illustra gli scavi archeologici condotti in ampie zone del piano di corte e mostra una parte dei reperti recuperati. Oltre ad individuare strutture più antiche rispetto alla costruzione del castello - edificato dai Malatesta tra il 1337 e il 1347 -, gli scavi hanno portato in luce l’antico tetto della rocca, con i coppi e gli scarichi originari, una cisterna-pozzo per il recupero dell’acqua piovana e una serie di fosse da butto in muratura.
La costruzione di queste fosse (l’ultima è stata usata fino all’abbandono del castello, nel ‘600, ed era ancora semivuota) rivela attenzione per gli aspetti igienici oltre che funzionali. Le fosse erano usate in sequenza e quando una era piena la si chiudeva con una lastra, saldata per evitare cattivi odori. Gli scarichi dei materiali dentro le fosse hanno prodotto una successione di strati che ha permesso di ricostruire tre secoli di vita della rocca e le abitudini dei suoi abitanti, oltre al recupero di centinaia di maioliche. I pezzi rinvenuti consentono di datare perfettamente le fasi d’uso della rocca e illustrano i collegamenti commerciali ed economici dell’epoca.
Questa mostra espone i primi 12 reperti restaurati che costituiscono una campionatura della produzione ceramica tra la seconda metà del XIV e gli inizi del XVII secolo. Altri 40 pezzi saranno disponibili al termine del cantiere-scuola di restauro che inizierà il 18 maggio, coordinato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna.
Ci sono pezzi in maiolica arcaica, datati dalla seconda metà del XIV secolo e tipici della prima epoca malatestiana, come i due boccali decorati, uno con un uomo barbuto e l’altro con lo stemma dei Malatesta, uno scudo con bande trasversali a scacchiera, sormontato da una G con terminazioni a testa di drago, attribuibile a Galeotto.
Il XV secolo è rappresentato da sei pezzi di notevole fattura. Sono presenti in pratica tutte le fasi delle produzioni di maiolica, dalle zaffere a rilievo alle maioliche in stile “gotico-floreale” con cartigli e motivi simbolici. I rapporti con i Montefeltro sono attestati da un piatto da esposizione con l’aquila coronata, stemma della famiglia, mentre su un grande boccale spiccano due mani che si stringono accompagnate dalla scritta FIDES, motivo tipico della simbologia amorosa rinascimentale.
Il XVI secolo presenta maioliche in stile “alla porcellana” e in “graffita rinascimentale”, fino ai più tardi “compendiari” di produzione faentina che datano le ultime fasi d’uso della Rocca.
La maggior parte dei reperti sono riconducibili a produzioni romagnole mentre sono piuttosto rari i pezzi dalle Marche e dal ferrarese. I vetri invece sono per lo più di produzione veneziana.
La mostra, promossa dal Comune di Montefiore Conca, è organizzata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna e da Simone Biondi (Tecne srl di Riccione), con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini e con la collaborazione della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Ravenna.

Il Bello dei Butti

di italiamedievale (30/10/2008 - 07:22)


Il Bello dei Butti

Rifiuti e ricerca archeologica a Faenza tra Medioevo ed Età Moderna


La spazzatura è storia, problema antico quanto l’uomo. Ma la spazzatura è anche fonte d’informazioni, talvolta d’ispirazione. Cosa, come e perché scartiamo può raccontare molto di noi. Gettato nell’immondizia, il rotto, l’imperfetto, lo sbrecciato diventa “butto”, che riemergendo a distanza di secoli rivela la sua bellezza e disegna un'epoca, un gusto, un modo di vivere, un'ispirazione. È “Il Bello dei Butti”, come illustra la mostra allestita al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza fino al 1 marzo 2009.
Difficile indicare, tra le centinaia in mostra, i reperti più rari o preziosi. È un unicum (nel panorama faentino ma non solo) la decorazione su un boccale in maiolica arcaica rinvenuto nell’area dell’Istituto d’Arte per la Ceramica: una donna che tiene un falco con la mano destra e, con la sinistra, le redini dell’uomo che sta cavalcando. Pur riferendosi all’episodio del filosofo Aristotele soggiogato dalla passione per la cortigiana Fillide, la decorazione allude allegoricamente al dominio della donna sull’uomo, un tema molto popolare sia nel Tardo Medioevo che nel Rinascimento.
Di notevole interesse anche un gruppo di piccole statuette di santi e giocattoli (fine XV-inizio XVI), una ciotola in maiolica berettina decorata con una sfera armillare tolemaica, tipico attributo dell’astrologo, un sigillo da lettera in piombo della famiglia Delfini/Zucchini, un piedistallo in maiolica compendiaria, datato al 1575, con decorazione di volpe che rincorre una lepre, un nutrito gruppo di ceramiche smaltate bianche e tre pitali decorati del XVIII secolo.
È stupefacente la quantità e qualità dei materiali recuperati negli ultimi 15 anni nei “butti” faentini, termine con cui si indica quell’insieme di ceramica, vetro, metallo, resti di pasto ed altro che veniva appunto buttato come spazzatura. Il recupero integrale di un consistente numero di “butti” -finora gli scavi ne hanno individuato 15, grazie al controllo della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna nel centro storico di Faenza in occasione di ristrutturazioni o nuove costruzioni- ha notevolmente arricchito le conoscenze archeologiche della città. Si tratta di butti datati tra la fine del XIV ed il XVIII secolo, pertinenti per lo più ad ambiti familiari ma anche a contesti religiosi e alle molte attività artigianali legate alla produzione ceramica, presenti in gran numero in città.
A Faenza, come in altre città, c’erano norme precise per lo smaltimento dei rifiuti domestici: poiché era vietato disperderli in luoghi pubblici, accadeva spesso che pozzi, cisterne e cavità sotterrane fossero riconvertite in discariche. Lo scavo dei butti ha consentito il recupero di un’ingente quantità di ceramiche prodotte a Faenza ed in altre zone d’Italia nell’arco di circa quattro secoli. Lo studio di questi materiali, perlopiù legati alle attività di preparazione, cottura e conservazione dei cibi, è per l’archeologo uno dei principali strumenti per comprendere la vita quotidiana del passato. Le stoviglie forniscono informazioni sulla cucina e sulla tavola di tutti i giorni o delle grandi occasioni, ossa e resti vegetali sulle abitudini alimentari, accessori e utensili su alcuni aspetti dell’abbigliamento e della vita di ogni giorno, e oggetti d’uso, come scaldini e pitali, sulle pratiche più intime e quotidiane.
La mostra è curata dall’archeologa Chiara Guarnieri ed è promossa dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna e dal Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza. L’esposizione si articola in due percorsi: il primo affronta il tema generale dei butti nel contesto faentino, l’altro tratta quello della produzione dell’oggetto in ceramica, dalla foggiatura al momento della sua immissione sul mercato.


Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza
Via Campidori 2 - 48018 Faenza (Ra)
tel. 0546.697311- fax 0546.27141
e-mail:info@micfaenza.org - www. micfaenza.org

Matilde e il tesoro dei Canossa, tra castelli e città

di italiamedievale (18/08/2008 - 07:17)

CANOSSA. Inizia il conto alla rovescia per l'inaugurazione «Matilde e il tesoro dei Canossa, tra castelli e città», la prima mostra che Reggio dedica a una delle donne più potenti e influenti del Medioevo e all'eredità culturale che ha lasciato su una regione che va dalla Pianura Padana alla Toscana. Dal 31 agosto 2008 fino all'11 gennaio 2009 saranno quattro le sedi che ospiteranno ben 215 opere provenienti da tutto il mondo: palazzo Magnani, il museo Diocesano e i musei Civici di Reggio e il museo Campanini di Canossa. Sarà anche l'occasione per ripercorrere le orme della Comitissima visitando i suo castelli a Canossa, Carpineti, Sarzano, Rossena e la residenza di Bianello. Dove, il 26 settembre prossimo, sarà consegnato il Premio Matilde di Canossa.
La mostra non sarà solo incentrata sui principali eventi politici dell'epoca - come l'incontro tra Matilde e papa Gregorio VII con il cugino Enrico IV o il Concilio indetto a Guastalla da Pasquale II - ma approfondirà altri aspetti fino a oggi non del tutto indagati e che riguardano la costruzione di cattedrali, la fondazione di monasteri, i testi letterari, pitture e immagini miniate. Tutte testimonianze architettoniche, scultoree, pittoriche e letterarie capaci di rivelare se, come sostiene parte dell'attuale ricerca storiografica, ci fu veramente una sorta di «programmazione dell'immagine» elaborata appunto in quell'epoca del Papato con il sostegno dei Canossa.
Per questo, la mostra si avvale di prestiti di grande rilievo e provenienti dai maggiori musei italiani e internazionali: tra cui i Musei Vaticani, il Bargello di Firenze, l'Archeologico di Napoli, la Princeton University.
«Per la prima volta - dichiara Arturo Calzona, il curatore della mostra - dagli Stati Uniti arriveranno due pezzi della recinzione presbiteriale della cattedrale, venduti probabilmente agli inizi del Novecento. E per la prima volta i reggiani potranno ammirare i grandi codici miniati di San Prospero, un grosso salterio proveniente da Manchester, due testi miniati da Oxford, l'eccezionale sarcofago di Ruggero I da Napoli, dalla Francia altari protatili di cultura lorenese». «Perchè uno degli obiettivi di questa mostra è proprio quella di raggruppare cose mai viste in ambito reggiano - sottolinea - ma tutte provenienti o legate alla storia di questo territorio, riunire per la prima volta tutti quei pezzi erratici, sparsi in chiese e musei diocesani, per comprendere il patrimonio di sculture e di immagini di Matilde e di Canossa».
«Il vero tesoro di Matilde - aggiunge il professor Massimo Mussini, uno degli esperti che fa parte del Comitato scientifico - al di là delle corone, delle suppellettili religiose, dei calici e delle lampade d'oro fatte fondere dalla contessa per sostenere il Papa nella guerra contro l'imperatore Enrico IV, consiste proprio nei possedimenti territoriali di Matilde, che da Canossa, la Pianura padana e la Toscana si estendevano fino all'Alsazia e alla Lorenza. Un tesoro, peraltro assai poco conosciuto da parte del grande pubblico, formato da castelli, monasteri, ponti e strade, fondamentale per comprendere l'importantissimo ruolo ricoperto dal territorio reggiano in questo momento della storia del nostro continente in cui, proprio grazie a Matilde, si può ben dire che nacque l'idea della moderna Europa, intesa non come un territorio diviso in mille stati».
Tra i promotori della mostra la Provincia, la Diocesi di Reggio e Guastalla, il Comune di Reggio, la Fondazione Manodori.

Carlo il Temerario a Berna

di italiamedievale (31/07/2008 - 07:32)

Prosegue fino al 24 agosto 2008 al Museo Storico di Berna la grande esposizione dedicata a Carlo il Temerario (1433 - 1477). La mostra racconta il drammatico destino di questo personaggio e, grazie ad opere e oggetti, anche mai esposti prima, provenienti dai 40 collezioni nazionali e internazionali, consente al visitatore di mmergersi nella corte di Borgogna e nel momdo culturale degli Asburgo. Dal 30 luglio al 10 agosto 2008 la piazza davanti al Museo si trasforma in una grande arena per tornei capace di ben 1200 posti. Due volte al giorno (alle 14,30 e alle 19,00) il pubblico potrà assistere ad un vero e proprio "passo d'armi" simile a quello organizzato a Bruges nel 1468 da Carlo di Borgogna, detto il Temerario (1433-1477), in occasione delle nozze con la terza moglie Margherita di York. Parallelamente alle sfide fra cavalieri, nel perimetro del museo di storia, dalle 10 alle 19, si può visitare l'accampamento militare della britannica "Compagnia di San Giorgio", specializzata in rappresentazioni medioevali. Oltre ai soldati, sono presenti gli artigiani di Borgogna del XV secolo. Vai al sito della Mostra.
Musée Historique de Berne

Helvetiaplatz 5
3005 Berne
Tél. +41 31 350 77 11
Fax +41 31 350 77 99
E-Mail info@bhm.ch

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