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Giotto in Assisi

di italiamedievale (21/10/2009 - 12:26)

Assisi, 29 Novembre - 4 Dicembre 2009

Il 29 Novembre 1999, esattamente dieci anni fa, la Basilica di San Francesco di Assisi, gravemente lesionata dal terremoto che ha colpito l'Umbria nel '97, veniva riaperta al pubblico. Grazie al sapiente restauro effettuato nella chiesa superiore, il patrimonio artistico della Basilica ed i suoi gioielli più preziosi, gli affreschi di Giotto, erano nuovamente accessibili.
Oggi, il Comune di Assisi, la Società Umanitaria di Milano e la Pro Civitate Christiana di Assisi promuovono un'iniziativa che celebra questo patrimonio inestimabile attraverso un percorso di studio, osservazione e apprendimento unico nel suo genere: le Lezioni di Storia dell'Arte "Giotto in Assisi".
"Giotto in Assisi" è un corso stanziale della durata di una settimana che si terrà ad Assisi dal 29 novembre al 4 dicembre 2009.
I docenti sono tra i maggiori esperti italiani di Arte Medievale. In particolare Alessandro Tomei è stato curatore della mostra Giotto e il Trecento che si è tenuta a Roma.
La formula è innovativa: i docenti alternano lezioni frontali e visite guidate delle opere realizzate da Giotto, per offrire agli allievi un percorso didattico veramente completo e affascinante, che si svolgerà tra Assisi, Perugia e Firenze.
"Giotto in Assisi" è un'iniziativa della Società Umanitaria e della Fondazione Humaniter di Milano in collaborazione con la Pro Civitate Christiana di Assisi e con il patrocinio del Comune di Assisi
Per tutti i particolari e le informazioni relative ai costi e alla sistemazione del partecipanti ad Assisi si rimanda al programma allegato.
Per informazioni si prega di contattare la Sig.ra Giovanna, Fondazione Humaniter al numero 0255192966 / 0257968331; oppure scrivere all'indirizzo e-mail: giotto.in.assisi@gmail.com; attivita.milano@humaniter.org.

Il Polittico di Badia di Giotto ritorna agli Uffizi

di italiamedievale (12/09/2009 - 09:05)

Ritorna nella Galleria degli Uffizi, dopo essere stato sottoposto a restauro, il Polittico di Badia di Giotto. La presentazione dell'opera si terra' martedi' 15 settembre 2009 a Firenze, nella sala di San Pier Scheraggio del museo. Il Polittico sara' visibile, gratuitamente, per due settimane. Il restauro e' stato realizzato sotto la guida di Angelo Tartuferi, direttore del Dipartimento Arte dal Medioevo al Quattrocento degli Uffizi a Firenze. ''Il lavoro magistrale di esperti scientifici e di restauratori - sottolinea la soprintendente del Polo museale fiorentino, Cristina Acidini - ha rimesso in valore anzitutto le parti originali di una pellicola che non si puo' non definire in vaste aree disastrata, chinandosi con la medesima amorosa attenzione sui sacri personaggi e sui raffinatissimi ornati che li inquadrano e li esaltano, in un'interpretazione olistica del polittico in cui tutto, a partire dal supporto ligneo, concorre alla qualita' dell'insieme''. Il Polittico e' composto di cinque scomparti a cuspide triangolare: in quello centrale e' raffigurata la Madonna col Bambino, a mezza figura; nei laterali, da sinistra, i santi Nicola di Bari, Giovanni evangelista, Pietro e Benedetto, anch'essi a mezza figura (identificabili, oltre che per la tipologia e gli attributi, per le iscrizioni sul fondo); nelle cuspidi sono dei tondi con busti di angeli e, al centro, di Cristo benedicente. E' stato conservato a lungo nel convento e poi nel Museo dell'Opera di Santa Croce, dove Ugo Procacci riusci' a identificarne l'effettiva provenienza dalla chiesa di Badia, da cui era stato rimosso con la soppressione napoleonica dei conventi (1810). In questo modo è stata definitivamente confermata l'attribuzione a Giotto che, proposta per la prima volta da Henry Thode alla fine dell'Ottocento, aveva destato qualche incertezza nella critica: infatti nei Commentari di Lorenzo Ghiberti si fa riferimento alla tavola dell'altar maggiore di Badia come a un'opera del maestro. Nel 1451-1453 il polittico, seguendo il gusto dell'epoca, venne portato alla forma rettangolare con l'aggiunta di una nuova cornice e di quattro cherubini eseguiti dal pittore Jacopo d'Antonio; questi elementi vennero rimossi in occasione del restauro del 1958, eseguito da Leonetto Tintori e Alfio Del Serra. L'opera, scampata all'alluvione del novembre 1966, è stata poi esposta agli Uffizi e nel 2000 ha subito un intervento di manutenzione da parte di Mario Celesia. Nonostante il modesto stato di conservazione, il Polittico appare un'opera di grande impegno, in cui il pittore prosegue la ricerca di corposità e spazialità delle Storie di San Francesco ad Assisi, arricchendola con un'eleganza e un'attenzione ai particolari cha caratterizzano le sue opere della fase immediatamente successiva, come il Crocifisso del Tempio Malatestiano di Rimini o la tavola con le Stigmate di San Francesco del Musèe du Louvre a Parigi (proveniente dalla chiesa di San Francesco a Pisa); per questo motivo si propone di solito una datazione entro il 1300, certamente prima della trasferta a Padova per la decorazione della cappella degli Scrovegni.

 

Monza si riveste di Giotto

di italiamedievale (23/03/2009 - 07:17)

Sarà come trovarsi davanti allo splendore di quel capolavoro, se ne subirà ugualmente il fascino, se ne scoprirà la bellezza, se ne comprenderà il valore artistico. "Il Vangelo secondo Giotto": una riproduzione fotografica in scala 1:4 della Cappella degli Scrovegni di Padova sarà ospitata nella chiesa del Sacro Cuore di Monza in via Vittorio Veneto, dal 26 marzo al 28 aprile 2009. Una mostra che valorizza uno delle più preziose bellezze artistiche del patrimonio nazionale e la genialità dell'arte di Giotto, l'artista più importante del Medioevo italiano che influenzò anche i canoni della pittura europea. Gli affreschi della piccola chiesa romanico-gotica furono commissionati al pittore fra il 1303 e il 1305 dal banchiere padovano Enrico Scrovegni: il risultato fu quello che oggi è considerato una delle massime espressioni dell'arte occidentale.

La mostra utilizzerà Explorer Navigation per portare lo spettatore all'interno della Cappella attraverso  una prima lettura dei dipinti a cui ne seguirà un'altra più avvincente: le corrispondenze verticali e frontali; le tante "triplette"; la partecipazione del mondo minerale, vegetale, animale e delle stesse archi­tetture all'Avvenimento; l'intensità parlante degli sguardi.. Tutti  particolari che si coglieranno grazie alla guida di persone preparate e appassionate. Il ciclo pittorico della Cappella sviluppa tre temi principali, ciascuno in dodici episodi, disposti sulla parete della navata: la vita di Gioacchino ed Anna; la vita di Maria; la vita, la morte e la resurrezione di Gesù. Infine lo zoccolo con le personificazioni delle sette virtù e dei sette opposti vizi capitali che conducono rispettivamente al Paradiso e all'Inferno e del grande Giudizio universale dipinto sulla controfacciata.

La mostra sarà inaugurata mercoledì 25 marzo 2009, alle 19, alla presenza delle istituzioni civili con la partecipazione di Roberto Filippetti, curatore della mostra,Giancarlo Nucci, per Arte e Fede, Mons. Silvano Provasi, decano e arciprete di Monza, Alfonso Di Lio, assessore alla Cultura, Pierfranco Maffè, assessore all'Educazione, don Felice Radice, parroco del Sacro Cuore di Triante, don Giuliano Parravicini, parroco di San Giuseppe. Seguirà il buffet e alle 21 la presentazione della mostra alla città, con una video-proiezione su maxischermo della durata di 80 minuti.

Orari di apertura martedì e giovedì 10-13, 17-21; mercoledì e venerdì 10-13, 17-19; sabato e domenica 10-13, 15-19; lunedì chiuso.

Info e contatti per gruppi e visite guidate (a partire dalla scuola dell'infanzia) 334/7622332 dalle 14 alle 16.

La mostra è organizzata dal Decanato di Monza, Diocesi di Milano, dal gruppo Arte e Fede della Parrocchia San Giuseppe di Monza, e dalla Parrocchia Sacro Cuore di Monza.

''Giotto e il Trecento. Il piu' Sovrano Maestro stato in dipintura''

di italiamedievale (13/02/2009 - 07:55)


“Una grande mostra. Un evento culturale che per le opere esposte e la loro quantità può essere considerato unico”. Così il ministro per i Beni e le attività culturali, Sandro Bondi, descrive il grande evento di arte che Roma si appresta ad ospitare: '
Giotto e il Trecento', la mostra prevista al Vittoriano dal 6 marzo a lunedì 29 giugno 2009. “Non è solo un evento culturale – aggiunge Bondi – ma anche un evento civile e democratico. Infatti, guardare un quadro di Giotto ci fa diventare certamente dei cittadini migliori. Parlare di Giotto è quindi cercare di ritrovare le sorgenti più profonde della nostra società”.
Ad oltre settanta anni dall’ultima grande mostra sull’artista allestita agli Uffizi nel 1937, questa di Roma è la prima grande mostra realizzata fuori Firenze. Oltre 150 opere, 20 delle quali direttamente eseguite da Giotto, tutte di altissimo livello raccolte per la prima volta per ripercorrere nella sua interezza il percorso figurativo giottesco. Polittici, opere su tavola, sculture, manoscritti e oreficerie di pregio danno l’idea di Giotto non solo pittore, ma come lo descrive Louis Godart, consigliere per la conservazione del Patrimonio artistico della presidenza della Repubblica, un “artista europeo che riesce a trasmettere il messaggio sereno di un cristianesimo appagante”.
“Giotto è uno dei più grandi esegeti, prima che uno dei grandi pittori – spiega Monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura - Attraverso questa mostra si può ritrovare il disegno, la prospettiva della nostra identità anche per i non credenti. La teologia e la religione hanno bisogno di ristabilire quella alleanza feconda con l’arte perché arte e fede sono sostanzialmente sorelle”.
La mostra è stata anche l’occasione per importanti restauri che verranno presentati in anteprima assoluta, come quello del Polittico di Badia di Giotto dal Museo degli Uffizi. Ma soprattutto, con questa iniziativa si vuole ricostruire la situazione artistica italiana tra l’ultimo decennio del XIII secolo e prima metà del XIV, attraverso gli spostamenti di Giotto avvenuti in ben otto regioni italiane lasciando in ognuna le sue indelebili tracce anche nel tratto artistico degli artisti che lo hanno conosciuto.
Toscana, Umbria, Marche, Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, Lazio, Campania sono questi i luoghi dove, da ambasciatore della cultura di Firenze, lascia testimonianze della sua arte. E numerosi gli artisti giotteschi. Da Cimabue, Simone Martini, Pietro Lorenzetti; gli scultori come Arnolfo di Cambio, Tino di Camaino, Giovanni Pisano, Giovanni di Balduccio; tra gli orafi Guccio di Mannaia, Andrea Pucci Sardi; tra i miniatori Cristoforo Orimina e il Maestro del Codice di San Giorgio. Tutti rappresentati nella mostra romana con opere che provengono dalle più importanti istituzioni museali ed ecclesiastiche sia italiane che straniere.
Inoltre, in occasione della grande mostra romana dedicata all’artista simbolo del Medioevo nasce ‘L’altro Giotto’, un progetto di comunicazione integrata con le altre Regioni dove l’artista ha svolto la sua attività. Non solo. L’Enit utilizzerà l’immagine ufficiale della mostra per varie iniziative sui mercati internazionali in cui opera ed organizzerà educational tour, rivolti alla stampa straniera. “Oggi il mondo intero pone la cultura tra le motivazioni principali del grande fenomeno dei viaggi – spiega Matteo Marzotto, presidente dell’Enit – La prestigiosa offerta culturale fatta di città d’arte, circuiti archeologici, manifestazioni storiche o religiose ci permette di giocare una carta prestigiosa sui mercati internazionali per la promozione di tutte le nostre risorse artistico-culturali”.

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